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Cimitero islamico nel Centese, il Comune pronto al confronto

Cimitero islamico nel Centese, il Comune pronto al confronto

CENTO. «Siamo una comunità unita, e insieme affrontiamo questo dramma». Dopo la tragedia della piccola Hadiya, sabato sera all'Iftar dalla comunità musulmana è partita la richiesta di realizzare a...

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CENTO. «Siamo una comunità unita, e insieme affrontiamo questo dramma». Dopo la tragedia della piccola Hadiya, sabato sera all'Iftar dalla comunità musulmana è partita la richiesta di realizzare a Cento un cimitero islamico.

Un momento intenso e toccante, quello della rottura del digiuno al Centro culturale pakistano, per pregare insieme per la bimba scomparsa e per stringersi alla famiglia e al papà Asif, presente col figlioletto di 4 anni. Un'occasione d'incontro per tanti rappresentanti di Marocco, Bangladesh, Costa d'Avorio, Senegal e non solo, che da anni vivono a Cento, per condividere un messaggio di pace e fratellanza, per tutta la comunità centese. «Questo centro, è sempre aperto. E quella pakistana a Cento - hanno spiegato Amin Mahusan e il presidente Centro Pakistano Ghulam Rasool – è una comunità sempre pronta all'aiuto reciproco. Di fronte alla tragedia della piccola Hadiya, che ci ha colpito al cuore, chiediamo al Comune di poter proseguire quel progetto, avviato anni fa, per avere nel Centese, di un cimitero islamico. Anche perché il trasporto delle salme nelle terre d'origine è molto costoso. A oggi, nella nostra comunità, siamo riusciti a raccogliere fondi per questo, ma diventa sempre più complicato e privo di significato, perché gran parte di noi è centese a tutti gli effetti».

Una richiesta condivisa dal segretario del Centro Culturale per la convivenza di Cento, Noureddine Elmach: «Siamo nati qui e vogliamo morire qui. E vorremmo avere qui, un giorno, anche i nostri genitori». Yahaut Jerard e Said Hanbali dell'associazione interculturale Mondo ricordano come «un cimitero sarebbe un segno profondo d'integrazione e fa capire quanto teniamo alla terra in cui viviamo. Non c'è integrazione senza conoscenza, e non c'è conoscenza senza dialogo e confronto. E questo il terreno fertile da cui partire per combattere integralismi e terrorismo». E monsignor Stefano Guizzardi, presente all’iniziativa ha spiegato come «dalle parole del Corano, si coglie l'importanza della fede per la pace. Davanti ad un unico Dio, ci scopriamo una sola famiglia».

Dopo una significativa stretta di mano in segno di condoglianze con il papà di Hadiya, a raccogliere l'appello, il vicesindaco Simone Maccaferri: «Pensare a Cento come luogo per tumulare i propri cari, significa riconoscere questo territorio come la propria casa. Ritengo sia un significativo messaggio di integrazione. Del resto, una comunità centese unita può esistere solo attraverso l'apertura reciproca e lo scambio delle rispettive tradizioni, fedi e culture». (b.b.)



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