Si chiude una storia iniziata nel 2000 C’è il piano di rientro
JOLANDA DI SAVOIA. L’ex Mandamento, come era conosciuto, è diventato realtà politica ad inizio millennio. Nel novembre del 1999 i consigli comunali dei sei Comuni deliberarono il protocollo d’intesa...
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JOLANDA DI SAVOIA. L’ex Mandamento, come era conosciuto, è diventato realtà politica ad inizio millennio. Nel novembre del 1999 i consigli comunali dei sei Comuni deliberarono il protocollo d’intesa per costituire l’associazione dei Comuni; l’atto costitutivo fu firmato il mese dopo. Il 9 febbraio 2000 l’allora presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, dichiara istituita l’associazione dei Comuni di Copparo, Berra, Jolanda di Savoia, Tresigallo, Formignana e Ro con Copparo Comune capofila. L’1 dicembre 2009 si concretizza il passaggio da associazione ad Unione dei Comuni “Terre e Fiumi”.
Questa pagina di storia quasi certamente si chiuderà questa sera, quando dalle 21 sui banchi del consiglio comunale di Jolanda di Savoia verrà votato il recesso del Comune jolandino dall’Unione e - con esso - anche il recesso da tutte le convenzioni che l’ente aveva in questi anni delegato a “Terre e Fiumi”.
È passato meno di un mese da quando il primo cittadino di Jolanda, Elisa Trombin, proprio alla Nuova Ferrara aveva annunciato la volontà di uscire dall’Unione, comunicata al consiglio comunale nella seduta del 5 giugno in attesa del voto di stasera, per renderla effettiva a partire dal 2018. Le motivazioni sono note, al di là dei rancori nei confronti dei quattro sindaci del Pd (in particolare Nicola Rossi di Copparo ed Eric Zaghini di Berra), la Trombin ha puntato il dito su quelle che ritiene per il suo Comune spese troppo alte per restare nell’Unione. E proprio sui tagli di queste quote si basa il piano triennale di rientro del buco amministrativo del 2017 (200mila euro quest’anno, 430mila nel 2018 e i restanti 307mila nel 2019), che verrà votato al punto 4 del consiglio odierno. Un piano che riceverà certamente il no deciso dell’opposizione (lista Alternativa Civica) a fronte di servizi che il Comune dovrà erogare con budget ridotto e poco personale (a causa della violazione del patto di stabilità il Comune non può assumere nel 2017). (d.b.)
Questa pagina di storia quasi certamente si chiuderà questa sera, quando dalle 21 sui banchi del consiglio comunale di Jolanda di Savoia verrà votato il recesso del Comune jolandino dall’Unione e - con esso - anche il recesso da tutte le convenzioni che l’ente aveva in questi anni delegato a “Terre e Fiumi”.
È passato meno di un mese da quando il primo cittadino di Jolanda, Elisa Trombin, proprio alla Nuova Ferrara aveva annunciato la volontà di uscire dall’Unione, comunicata al consiglio comunale nella seduta del 5 giugno in attesa del voto di stasera, per renderla effettiva a partire dal 2018. Le motivazioni sono note, al di là dei rancori nei confronti dei quattro sindaci del Pd (in particolare Nicola Rossi di Copparo ed Eric Zaghini di Berra), la Trombin ha puntato il dito su quelle che ritiene per il suo Comune spese troppo alte per restare nell’Unione. E proprio sui tagli di queste quote si basa il piano triennale di rientro del buco amministrativo del 2017 (200mila euro quest’anno, 430mila nel 2018 e i restanti 307mila nel 2019), che verrà votato al punto 4 del consiglio odierno. Un piano che riceverà certamente il no deciso dell’opposizione (lista Alternativa Civica) a fronte di servizi che il Comune dovrà erogare con budget ridotto e poco personale (a causa della violazione del patto di stabilità il Comune non può assumere nel 2017). (d.b.)
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