Accusati di fare pubblicità alla cannabis terapeutica
Erano su motori di ricerca e siti che indicano ai malati dove trovare la sostanza. Sanzione da ottomila euro alla farmacia: abbiamo già fatto ricorso
SAN CARLO. «Siamo stati accusati di fare pubblicità online alla cannabis terapeutica e per questo abbiamo ricevuto una multa di 8.600 euro. Abbiamo fatto ricorso ed ora aspettiamo di sapere come andrà a finire questa storia. Vorremmo ottenere chiarimenti in merito perché quanto accaduto ci sembra una vera ingiustizia». A dirlo è Matteo Mantovani, giovane farmacista che insieme a suo padre Paolo, gestisce la farmacia di San Carlo, nella frazione di Terre del Reno. Sono circa una decina le farmacie a livello nazionale ad essere state colpite da queste sanzioni particolarmente salate tra cui, appunto, la loro.
«Siamo presenti su alcuni siti come letsweed.com o cercagalenico.it, dove sono elencate le farmacie con laboratorio galenico che possono preparare la cannabis ma non mi pare si possa parlare di pubblicità. Sulla rete - spiega - sono citati tanti dei prodotti che prepariamo e tra questi, da alcuni anni, anche la cannabis. Questi portali non sono siti di vendita per corrispondenza; sono semplicemente indicate le farmacie che offrono questo tipo di servizio».
La farmacia di San Carlo è una tra le più importanti d’Italia nel settore e lavora per pazienti sparsi un po’ in tutto il Paese. La richiesta cresce, c’è curiosità e voglia di sapere quando e come possono essere utilizzati farmaci contenenti cannabis. «Parliamo sempre, ed è bene sottolinearlo, di preparazione sotto prescrizione medica. Il paziente deve consegnarci una ricetta medica particolare che attesti la presenza di specifiche patologie e noi - spiega - prepariamo il farmaco attenendoci meticolosamente a quello che il medico ha indicato. Non stiamo parlando di un “bazar della cannabis”, qui si parla della sostanza solo per uso terapeutico. Farmaci di questo tipo possono essere prescritti, per esempio, in casi oncologici, di epilessia o di sclerosi multipla, perciò in caso di patologie gravi e particolarmente invasive». Non solo, a far storcere il naso dei farmacisti è anche il nuovo importo di 9 euro al grammo stabilito dal Ministero della Salute con il decreto pubblicato lo scorso 3 giugno. La tariffa sarebbe troppo bassa, inferiore anche a quanto gli stessi farmacisti spendono per l’acquisto.
«Quando acquistiamo la materia per la preparazione spendiamo circa la stessa cifra, se non di più; senza contare le apparecchiature che si devono acquistare per lavorare la sostanza. Noi - dice il farmacista - in tre anni abbiamo investito circa 25mila euro perché crediamo in ciò che facciamo, vediamo i risultati positivi dei farmaci e vogliamo portare avanti questa strada ma ci sono tante cose che non riusciamo a comprendere. Sembra che da un lato si voglia ampliare il discorso riguardante la cannabis terapeutica e che dall’altro, invece, lo si voglia frenare.
Così restiamo in una fase di stallo». Le farmacie galeniche italiane, quella sancarlese compresa, sono dunque finite nel mirino del Ministero della Salute perché con la loro presenza su siti internet come quelli precedentemente citati da Mantovani, avrebbero violato la legge del ’90 che regola la produzione e la vendita degli stupefacenti specificando che è vietata la propaganda pubblicitaria di quelle sostanze quando vengono usate come farmaci. «Devono spiegarci bene - conclude il farmacista - cosa intendono con “fare pubblicità”. Quando ci sono pazienti che ci chiamano per sapere se come laboratorio galenico siamo in grado di prepararla e dosarla cosa dobbiamo fare? Non dire niente perché sennò si rischia di fare pubblicità?».
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