Igor, né impronte né Dna: per lui distrutte le prove
È accusato non solo di omicidi, anche delle rapine con la banda Pajdek e Ruszo Ma l’assalto di Villanova era già stato archiviato e quindi per legge erano stati bruciati tutti i reperti
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FERRARA. Vi ricordate di Igor Vaclavic/Norbert Feher? Delle due espulsioni nei suoi confronti mai eseguite, dello sconto pena di 2 anni che gli permise di uscire prima dal carcere, per poi rapinare, seminare terrore e uccidere. E dei due mandati di arresto europei, coi quali ha fatto lo slalom tra il 2015 ad oggi, riuscendo a sfuggire a tutti e tutto, mentre la sua fuga continua da 81 giorni dagli omicidi di Davide Fabbri e Valerio Verri.
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E vi ricordate, anche del processo per le rapine dell’estate del terrore 2015, ideate e realizzate da Igor con Ivan Pajdek e Patrik Ruszo? Dalle carte del processo (fissato al prossimo 13 luglio) emerge un fatto che riporta alla luce le tante, troppe sottovalutazioni su Igor Vaclavic/Norbert Feher.
Tra le tre rapine che gli vengono contestate c’è quella di Villanova di Denore, un assalto notturno ad Alessandro Colombani, picchiato a sangue, derubato e rapinato di 60 euro e la tessera bancomat. Una rapina che venne del tutto sottovalutata (non dalla Nuova Ferrara che la collegò subito alla banda), talmente non considerata che la procura ne archiviò il fascicolo, perché contro ignoti.
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E come vuole la prassi, dopo l’archiviazione, tutte le prove, i possibili riscontri e reperti prelevati (Colombani venne imbavagliato e legato con nastri e fascette, dalle quali si poteva estrarre materiale genetico e impronte) sono stati distrutti: così vuole la legge. E chissà se da questi pezzi di nastro si sarebbe potuti arrivare a impronte e Dna di Igor.
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Invece, tutto bruciato, distrutto. E Igor rimane un fantasma. Se non fosse per le chiamate di correo, le accuse dei suoi complici, Ruszo e Pajdek, potrebbe fare lo slalom anche in questo processo. Ad inchiodarlo per fortuna, ci sono queste accuse, le indagini di carabinieri di Comacchio e del pm Tittaferrante e i riscontri trovati nelle altre rapine dell’estate del terrore tra fine luglio e primi agosto del 2015: a Mesola, alla 92enne Emma Santi e a Coronella, padre e figlia, Giulio e Cristina Bertelli. Perché in un primo momento venne archiviata la rapina di Villanova, poi ovviamente riaperta a carico di Igor, Ruszo e Pajdek, dopo le dichiarazioni dei due arrestati per l’omicidio Tartari?
Il motivo forse è che non si mise in connessione la rapina con il terrore di quell’estate, visto che ne aveva la stessa firma, la stessa violenza inaudita e vigliacca, inferta su persone inermi e sole. Un altro dei tanti errori o meglio sottovalutazioni di questi anni su Igor. Ora le sue vittime potranno costituirsi parte civile al processo: non ci sarà Emma Santi: «si è spenta piano piano, non era più lei dopo quello choc», ha sempre detto il figlio Bruno Mangolini. E quel fantasma di nome Igor/Norbert non potrà chiamarlo «farabutto» come fece nei verbali ai carabinieri.
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