dopo l’ingresso
«L’immobile ridotto così male che conviene buttarlo giù»
«La casa? Chi ci è entrato mi ha detto che faccio prima a buttarla giù che a ristrutturarla». È divisa tra sollievo, timore e amarezza Emilia Gavioli, al termine di una mattinata interminabile...
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«La casa? Chi ci è entrato mi ha detto che faccio prima a buttarla giù che a ristrutturarla». È divisa tra sollievo, timore e amarezza Emilia Gavioli, al termine di una mattinata interminabile davanti a quello che resta del suo immobile di via Catena.
Sollievo, perché «comunque quello di oggi (ieri, ndr) è un bel progresso, soprattutto se confrontato con gli ultimi sette anni di stallo, quando sembrava che questa situazione non dovesse finire mai. Se non altro è stato possibile eseguire l’ingresso e fare il censimento di tutti i cani, propedeutico alla loro collocazione nei canili. E, cosa per me importantissima, sono stata rassicurata sul fatto che non sarò tenuta a sostenere spese che non sono assolutamente in grado di permettermi, quelle per il mantenimento di 82 cani».
Ma resta ancora una dose di scaramantica apprensione, per quella “beffa” dell’obbligo di dimora che impone a una dei due occupanti di risiedere proprio nella casa di via Catena, e che ora dovrà essere revocato; e apprensione anche per quel rinvio in autunno, quando la conclusione della sua personale odissea sembrava essere molto più vicina, con l’incontro fissato a luglio in Comune per organizzare la ricollocazione dei cani.
E poi c’è l’amarezza, per quella casa consegnata in buono stato e ora restituita in condizioni pietose: «Mi hanno riferito che c’era un odore così nauseabondo che era difficile resistere, per non parlare di come sono ridotti gli infissi, i pavimenti, i muri. Roba che converrebbe quasi radere tutto al suolo piuttosto che metterci mano». Ieri è stata fatta anche una stima del valore commerciale dei cani, per un eventuale risarcimento. Ma, manco a dirlo, l’unico valore constatato dei cani è la loro innocenza e simpatia. (a.m.)
Sollievo, perché «comunque quello di oggi (ieri, ndr) è un bel progresso, soprattutto se confrontato con gli ultimi sette anni di stallo, quando sembrava che questa situazione non dovesse finire mai. Se non altro è stato possibile eseguire l’ingresso e fare il censimento di tutti i cani, propedeutico alla loro collocazione nei canili. E, cosa per me importantissima, sono stata rassicurata sul fatto che non sarò tenuta a sostenere spese che non sono assolutamente in grado di permettermi, quelle per il mantenimento di 82 cani».
Ma resta ancora una dose di scaramantica apprensione, per quella “beffa” dell’obbligo di dimora che impone a una dei due occupanti di risiedere proprio nella casa di via Catena, e che ora dovrà essere revocato; e apprensione anche per quel rinvio in autunno, quando la conclusione della sua personale odissea sembrava essere molto più vicina, con l’incontro fissato a luglio in Comune per organizzare la ricollocazione dei cani.
E poi c’è l’amarezza, per quella casa consegnata in buono stato e ora restituita in condizioni pietose: «Mi hanno riferito che c’era un odore così nauseabondo che era difficile resistere, per non parlare di come sono ridotti gli infissi, i pavimenti, i muri. Roba che converrebbe quasi radere tutto al suolo piuttosto che metterci mano». Ieri è stata fatta anche una stima del valore commerciale dei cani, per un eventuale risarcimento. Ma, manco a dirlo, l’unico valore constatato dei cani è la loro innocenza e simpatia. (a.m.)
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