«Messi a tacere sui diritti con la scusa dei controlli»
Flavio Romani (Arcigay) bloccato otto ore e poi rilasciato in Russia. «La polizia mandata da uno sconosciuto che sapeva tutto di noi attivisti»
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FERRARA. Quando lo abbiamo raggiunto al telefono, nella tarda mattinata di ieri, il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani stava cercando il primo volo utile per Mosca. È stata la stessa ambasciata italiana a consigliare vivamente a Romani, e agli altri quattro attivisti italiani che si trovano con lui, di lasciare al più presto Nižnij Novgorod, dove martedì la polizia li ha tenuti bloccati per oltre otto ore, e raggiungere Mosca. Il rientro in Italia è previsto per oggi. L’attivista ferrarese doveva partecipare, insieme a rappresentanti delle associazioni “Antigone” e “A buon diritto”, a un incontro sul tema dei diritti civili e in particolare sulla condizione dei detenuti nelle carceri russe, con scambi di esperienze e informazioni con attivisti locali.
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Come è avvenuto l’intervento della polizia?
«Eravamo nella sede di un’associazione russa, l’incontro era appena iniziato quando la polizia si è presentata e ha interrotto la riunione. Ci hanno ritirato i passaporti, hanno cominciato a schedarci e a compilare i verbali».
Che motivazione vi hanno fornito?
«Ci hanno detto che erano arrivati su segnalazione di un signore che vive a Kazan’, una città che si trova a 500 chilometri di distanza dalla città in cui eravamo. Questo signore aveva riferito alla polizia che a Nižnij Novgorod c’erano alcuni italiani che stavano facendo attività non regolari, peraltro fornendo nome, cognome e ruolo di ciascuno».
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Secondo lei come faceva questa persona ad avere tutte queste informazioni?
«Questo per noi è un mistero. Nessuno dei nostri amici russi aveva mai sentito nominare questo signore, non sanno chi sia. I poliziotti ci hanno detto che, avendo ricevuto questa segnalazione, dovevano controllarci. Alla fine ci hanno contestato di essere entrati in Russia con un visto turistico per fare attività politica e di propaganda. Insomma, con quel tipo di visto secondo loro potevamo fare i turisti e basta. Così ci hanno accompagnati a un posto di polizia dove ci hanno tenuti dalle 15 fino alle 23.30, ora di Mosca (22.30 in Italia), quando ci hanno rilasciati».
Immagino però che prima di partire vi eravate informati su come regolarvi in merito.
«Certo, ci eravamo rivolti al Consolato russo a Roma a cui avevamo fornito il programma dettagliato della nostra permanenza: chi avremmo incontrato, dove e per quali motivi. Non abbiamo tenuto nascosto nulla riguardo allo scopo del nostro viaggio, e il consolato ha ritenuto di rilasciarci un visto turistico per soggiorni brevi, al massimo di cinque giorni».
E invece è intervenuta la polizia.
«A conferma che quella contestazione è stata solo un pretesto che nasconde le vere motivazioni. Lo abbiamo visto anche in altri casi, sempre più frequenti, di stranieri messi in condizioni di restrizione e intimiditi. Il segnale che vuol dare la Russia al mondo sul tema diritti civili è chiaro: fatevi gli affari vostri».
Tant’è che l’arrivo della polizia ha di fatto annullato la vostra missione.
«Sì, la riunione è stata interrotta quasi prima ancora di cominciare. E l’ambasciata italiana, che abbiamo contattato subito, ci ha consigliato di raggiungere il prima possibile Mosca e, nel frattempo, di non fare nulla e non parlare con nessuno».
Cosa vi è stato detto quando vi hanno rilasciati?
Devo dire che la polizia è stata molto corretta e gentile. Potevamo telefonare, navigare in internet, ci hanno portato da mangiare e da bere. La contestazione nei nostri confronti era solo di tipo amministrativo e tutto si è concluso con il pagamento di una multa di 2000 rubli a testa, circa una trentina di euro».
Immagino che questa esperienza ora vi tenga lontani dalla Russia
«Lo scopo è stato esattamente questo: scoraggiare chiunque intenda andare in Russia per svolgere questo tipo di attività».
Alessandra Mura
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