«A Cento ce ne sono sedici ma non si devono vedere»
Il racconto-choc dell’amministratore di condominio: li fanno uscire uno alla volta La missionaria suor Laura: qui c’è business, aiuti in Africa. Parrocchie mobilitate
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CENTO. «In via Ugo Bassi 42, a Cento, sono arrivati 12 richiedenti asilo. Poi sono diventati 16, suddivisi in due appartamenti. Ogni giorno porto loro colazione, pranzo e cena, ma i profughi non si devono vedere in giro, perché altrimenti la gente alza la testa. Ma dalle 18.30 c'è la libera uscita. Escono allora uno alla volta. É una regia: gli dicono, non fatevi vedere, non fate rumore». Parole di Arduino Mutti, amministratore del condominio dove i nuovi richiedenti asilo sono stati accolti nei giorni scorsi in abitazioni private. Affermazioni che hanno lasciato sorpresi e allibiti i presenti che ascoltavano l’altra sera l’amministratore a Penzale, durante un incontro sull’accoglienza. «È così che noi li accogliamo. Ma dietro a quei 40 euro al giorno che gli diamo, 20 saranno per affitto, cibo, luce, gas, ecc. Ma gli altri vanno a chi non ha interesse che i centesi li vedano». Mutti, che porta i pasti ai richiedenti asilo accolti a Cento attraverso la cooperativa Vita da Mediano, ha commentato così l'intervento di suor Laura Girotto, salesiana fondatrice della missione ad Adwa (Etiopia), nel corso della serata di approfondimento dal titolo “Ero forestiero e mi avete ospitato”, aperta e condotta da Marco Gallerani.
Dalle parole di suor Laura, i motivi per cui «in tanti dall'Africa, circa l'80% di quelli che arrivano sulle nostre coste, partono da situazioni tragiche, di drammatica povertà. Un’esistenza senza cibo, medicine, senza speranza o futuro, dove si muore per una gastroenterite, spinge tanti a scappare, per cercare aldilà del deserto e del Mediterraneo, sopravvivenza, una possibilità di vita, anche a costo della morte». Ma un'alternativa c'è: «Creare sul posto, in Africa, le condizioni per cui le persone non debbano fuggire, offrendo loro una vita dignitosa. Le missioni sono un luogo dove si offre un’occasione di vita, di cura, come nel nostro ospedale che stiamo costruendo, grazie alla generosità anche di tanti centesi, nella Missione di Adwa. In 21 giorni, gli ultimi medici arrivati hanno fatto 97 interventi e 900 visite». In Italia per ogni minore che arriva il governo versa 80 euro al giorno, 40 per gli adulti. «Questi, ho detto allo stesso presidente Mattarella - ha incalzato suor Laura - sono incentivi per scappare. Se l'Italia sostenesse invece le missioni e ci desse 10 euro per bambino, vi ribaltiamo l'Africa. Nel business dei migranti vi sono errori molto gravi. Nessun respingimento alla Salvini. Chi arriva deve essere aiutato a restare, non rinchiuso. Occorre una proposta valida di integrazione ed inserimento nella comunità. Invece oggi i migranti vengono ammassati come pecore, senza possibilità di mettersi al servizio della comunità, senza dignità. Ci sono troppi interessi da parte nostra, sulle spalle di queste povere persone, gente che si arricchisce sulla loro pelle».
Due operatrici Caritas di Bologna, Cristina e Francesca hanno chiarito molti punti sulle migrazioni. Hanno spiegato il progetto "Un rifugiato a casa mia" sorto dopo l'appello di Papa Francesco, poi testimoniato da due rappresentanti della parrocchia di Pieve di Cento, Mara e Orazio. In locali parrocchiali e con sostentamento autonomo, si sta portando avanti un'esperienza di ospitalità dal maggio 2016 di 2 ragazzi poi inseriti al lavoro. E ora di altri due. «Una serata - ha spiegato Gallerani - per valutare insieme se vi siano le condizioni di accogliere rifugiati anche nelle parrocchie di Cento».
Beatrice Barberini
Dalle parole di suor Laura, i motivi per cui «in tanti dall'Africa, circa l'80% di quelli che arrivano sulle nostre coste, partono da situazioni tragiche, di drammatica povertà. Un’esistenza senza cibo, medicine, senza speranza o futuro, dove si muore per una gastroenterite, spinge tanti a scappare, per cercare aldilà del deserto e del Mediterraneo, sopravvivenza, una possibilità di vita, anche a costo della morte». Ma un'alternativa c'è: «Creare sul posto, in Africa, le condizioni per cui le persone non debbano fuggire, offrendo loro una vita dignitosa. Le missioni sono un luogo dove si offre un’occasione di vita, di cura, come nel nostro ospedale che stiamo costruendo, grazie alla generosità anche di tanti centesi, nella Missione di Adwa. In 21 giorni, gli ultimi medici arrivati hanno fatto 97 interventi e 900 visite». In Italia per ogni minore che arriva il governo versa 80 euro al giorno, 40 per gli adulti. «Questi, ho detto allo stesso presidente Mattarella - ha incalzato suor Laura - sono incentivi per scappare. Se l'Italia sostenesse invece le missioni e ci desse 10 euro per bambino, vi ribaltiamo l'Africa. Nel business dei migranti vi sono errori molto gravi. Nessun respingimento alla Salvini. Chi arriva deve essere aiutato a restare, non rinchiuso. Occorre una proposta valida di integrazione ed inserimento nella comunità. Invece oggi i migranti vengono ammassati come pecore, senza possibilità di mettersi al servizio della comunità, senza dignità. Ci sono troppi interessi da parte nostra, sulle spalle di queste povere persone, gente che si arricchisce sulla loro pelle».
Due operatrici Caritas di Bologna, Cristina e Francesca hanno chiarito molti punti sulle migrazioni. Hanno spiegato il progetto "Un rifugiato a casa mia" sorto dopo l'appello di Papa Francesco, poi testimoniato da due rappresentanti della parrocchia di Pieve di Cento, Mara e Orazio. In locali parrocchiali e con sostentamento autonomo, si sta portando avanti un'esperienza di ospitalità dal maggio 2016 di 2 ragazzi poi inseriti al lavoro. E ora di altri due. «Una serata - ha spiegato Gallerani - per valutare insieme se vi siano le condizioni di accogliere rifugiati anche nelle parrocchie di Cento».
Beatrice Barberini
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