Soldi sottratti a Terre: il buco è di 64mila euro
Il direttore Guerra, responsabile dell’anti corruzione, denunciata e licenziata Aveva inizialmente ammesso. L’ammanco scoperto in fase di chiusura della srl
3 MINUTI DI LETTURA
ARGENTA . La vicenda della società Terre Srl continua a tenere banco negli ambienti politici argentani, mentre emergono nuovi particolari sull’ammanco che ha portato al licenziamento con denuncia del direttore Monica Guerra. Dalle casse della società del gruppo Soelia sarebbero stati sottratti quasi 64mila euro; il condizionale diventa d’obbligo perché dopo le prime ammissioni con gli interlocutori aziendali e dell’amministrazione comunale che avevano portato alla sospensione prima e al licenziamento poi, la donna pare aver cambiato linea. Si difende, respinge talune accuse e potrebbe anche valutare un ricorso al giudice del lavoro con la richiesta di reintegro.
L’ammanco è stato scoperto solo al momento di effettuare i conteggi per procedere alla liquidazione della società, come impone il decreto Madia per le partecipate che non raggiungono un fatturato di un milione di euro in tre anni e, nel caso specifico, chiuderà la storia di Terre prima ancora che compia dieci anni. È stato il professionista incaricato ad accorgersi che dalle casse erano state sottratte decine di migliaia di euro, ammanco presto ricondotto alla Guerra, la figlia di un notissimo esponente dell’allora Pci e del mondo cooperativo, che in Terre da direttore era stata anche responsabile della trasparenza e da fine 2015 della prevenzione della corruzione. Il Comune (la società è controllata da Soelia con Spa con il 51% e partecipata dal Comune di Argenta al 39%, dal Parco del Delta del Po al 5% e dal Consorzio della Bonifica Renana per il restante 5%) si è fatto parte attiva perché fossero accertati i fatti, con l’allontanamento e l’azione penale.
I consiglieri comunali sono stati informati dei fatti il 24 marzo scorso durante la riunione dei capigruppo dal vice sindaco Andrea Baldini e dal direttore di Soelia, Renato Guerzoni. Poco se ne è saputo, quasi che vi sia stata la scelta di tenere il caso al di fuori dalle polemiche. Che pure negli ultimi giorni sono riesplose, giungendo in consiglio comunale. Martedì, chiamato ad intervenire in consiglio comunale, il sindaco Antonio Fiorentini ha annunciato di esser pronto a costituirsi parte civile, dopo aver chiesto l’allontanamento della donna e la denuncia. Dichiarazioni in risposta ad una interrogazione della consigliera Gabriella Azzalli, che annuncia di voler andare sino in fondo: «Sulla vicenda non ho intenzione di mollare. Mi chiedo come sia possibile che sia passata sotto silenzio una storia del genere, in cui un dipendente si è intascato una somma ingente, e come lo abbia potuto fare per più anni in più esercizi e nessuno se ne sia mai accorto».
Polemiche rinfocolate dalla rilettura della delibera comunale su Terre in cui si dice che l’amministrazione «esercita sugli organi e sulle attività della società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi in particolare per quanto concerne il controllo operativo de il monitoraggio costante sulle attività e sui risultati gestionali».
Controlli e monitoraggi costanti che, evidentemente, non hanno impedito l’ammanco. (m.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
L’ammanco è stato scoperto solo al momento di effettuare i conteggi per procedere alla liquidazione della società, come impone il decreto Madia per le partecipate che non raggiungono un fatturato di un milione di euro in tre anni e, nel caso specifico, chiuderà la storia di Terre prima ancora che compia dieci anni. È stato il professionista incaricato ad accorgersi che dalle casse erano state sottratte decine di migliaia di euro, ammanco presto ricondotto alla Guerra, la figlia di un notissimo esponente dell’allora Pci e del mondo cooperativo, che in Terre da direttore era stata anche responsabile della trasparenza e da fine 2015 della prevenzione della corruzione. Il Comune (la società è controllata da Soelia con Spa con il 51% e partecipata dal Comune di Argenta al 39%, dal Parco del Delta del Po al 5% e dal Consorzio della Bonifica Renana per il restante 5%) si è fatto parte attiva perché fossero accertati i fatti, con l’allontanamento e l’azione penale.
I consiglieri comunali sono stati informati dei fatti il 24 marzo scorso durante la riunione dei capigruppo dal vice sindaco Andrea Baldini e dal direttore di Soelia, Renato Guerzoni. Poco se ne è saputo, quasi che vi sia stata la scelta di tenere il caso al di fuori dalle polemiche. Che pure negli ultimi giorni sono riesplose, giungendo in consiglio comunale. Martedì, chiamato ad intervenire in consiglio comunale, il sindaco Antonio Fiorentini ha annunciato di esser pronto a costituirsi parte civile, dopo aver chiesto l’allontanamento della donna e la denuncia. Dichiarazioni in risposta ad una interrogazione della consigliera Gabriella Azzalli, che annuncia di voler andare sino in fondo: «Sulla vicenda non ho intenzione di mollare. Mi chiedo come sia possibile che sia passata sotto silenzio una storia del genere, in cui un dipendente si è intascato una somma ingente, e come lo abbia potuto fare per più anni in più esercizi e nessuno se ne sia mai accorto».
Polemiche rinfocolate dalla rilettura della delibera comunale su Terre in cui si dice che l’amministrazione «esercita sugli organi e sulle attività della società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi in particolare per quanto concerne il controllo operativo de il monitoraggio costante sulle attività e sui risultati gestionali».
Controlli e monitoraggi costanti che, evidentemente, non hanno impedito l’ammanco. (m.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
