La Nuova Ferrara

Ferrara

un problema sociale

Morire in casa, sono tanti gli anziani soli 

Carabinieri in servizio
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Carabinieri in servizio

Sabato scorso un’altra persona trovata senza vita dopo giorni. A Ferrara oltre 11mila le famiglie mononucleari over 65

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FERRARA. Il silenzio avvolge in una nuvola di quiete domenicale il condominio di via Cosmé Tura. Pochi passanti, campanelli che suonano a vuoto, le auto che si tengono lontane dai percorsi obbligati dei giorni lavorativi. Franco Rossi, 69 anni, abitava al n. 39, un palazzo nel quale si entra attraverso un androne spazioso, ben tenuto e pulito.

I carabinieri, chiamati da una vicina, hanno scoperto il corpo dell’uomo sabato pomeriggio e la zona si è animata e affollata di personale dei soccorsi. Un intervento purtroppo inutile: la morte risaliva almeno ad alcuni giorni prima. Franco Rossi aveva da tempo qualche problema di salute, «camminava a piccoli passi», ricordano nel quartiere, ma usciva di casa in autonomia. Prima di andare in pensione aveva lavorato in locali pubblici e strutture ricettive della città, dice chi ha avuto occasione di conoscerlo un po’ meglio. La moglie è morta qualche anno fa, nell’appartamento di via Cosmé Tura il sessantanovenne viveva da solo, al piano rialzato del condominio. Sono oltre 11mila le persone che, a Ferrara, vivono in famiglie formate da un solo componente. Oltre 3.600 hanno almeno 65 anni e meno di 75, quasi 7.400 appartengono alla fascia d’età superiore. C’è chi viene seguito da parenti che mantengono i contatti col congiunto e chi, per condizioni economiche, sociali o di salute finisce per perdere ogni appoggio sfuggendo in determinate circostanze anche al monitoraggio dei servizi pubblici istituiti per fornire assistenza agli anziani. La famiglia mononucleare è un fenomeno sociale in rapida espansione in cui confluiscono vedovi/e, single e divorziati/e. In dodici anni, tra il 2004 e il 2015, le persone che vivono sole nel comune di Ferrara sono aumentate - confermano i dati dell’anagrafe - da 19.868 a 26.111. Una tendenza in parte associata all’invecchiamento della popolazione.

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«Esistono da molti anni strutture - spiega Patrizio Fergnani, referente dell’Ufficio per l’integrazione sociale e i servizi sanitari di Palazzo municipale - che prendono in carico il rapporto con la fascia più anziana della popolazione, come “Uffa che afa” o il “Progetto Giuseppina”, riservati agli ultrasettantacinquenni. E devo dire che stando ai dati dell’osservatorio che segue questa fascia della società, in buona parte si tratta di persone in grado di autogestirsi o comunque in buone condizioni di salute». Chi non appartiene a questo contingente più fortunato rischia di isolarsi e di uscire dal cono dei riflettori a cui è delegato il compito di aiutare chi non riesce a cavarsela con i propri mezzi o con l’aiuto di chi gli è vicino. «Non si tratta di un’emergenza - rileva Fergnani - ma ci sono casi sui quali si fa più fatica a intervenire. Sia perché, senza adeguate motivazioni, non si può entrare nelle case della gente sia perché oggi si tende più che in passato a chiudersi nel privato».
 

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