Barista ferrarese ucciso a Valencia dall’amico stalker
Il cadavere trovato nell’androne dell’abitazione. L’assassino fermato a Ventimiglia: tornava in Italia
FERRARA. Due amici, una ragazza legata sentimentalmente a uno dei due, la gelosia e la vendetta. Infine quei segni scoperti sul collo di un giovane uomo senza vita, domenica prima dell’alba, che hanno guidato subito gli inquirenti verso la pista più inquietante e crudele: l’omicidio.
L’ultima puntata di una storia tragica cominciata - nella ricostruzione degli inquirenti - a Pontelagoscuro, popolosa frazione a nord di Ferrara, circa un anno fa, e conclusasi senza lieto fine nell’androne di una palazzina del quartiere portuale di Valencia, città turistica della costa spagnola a metà strada fra Barcellona e Malaga. Lì ha smesso di respirare domenica scorsa Marcello Cenci, 32 anni, barista ferrarese che da qualche mese stava cercando di costruirsi una vita all’estero. L’indiziato del delitto si chiama Eder Guidarelli Mattioli, suo coetaneo ma anche suo amico di vecchia data, almeno fino all’anno scorso, quando per una questione sentimentale i rapporti fra i due si sono rotti definitivamente e in modo violento.
Guidarelli accusava Cenci di aver tentato un approccio con la sua compagna: lo vedeva come l’imperdonabile “tradimento” di un’amicizia, un’insidia al rapporto che allora lo univa alla fidanzata, da qualche tempo chiuso.
A causa di quei sospetti, per Marcello Cenci era diventato pericoloso girare da solo. Lo testimoniano le denunce a carico di Eder Guidarelli e il provvedimento del giudice che gli ha imposto, a seguito dell’ennesima aggressione, di tenersi a distanza dall’“ex” amico.
Una persecuzione che Marcello ha iniziato a vivere come un incubo quotidiano alimentato dalla paura e dalle percosse, perché almeno in tre casi Cenci - questo ha denunciato Marcello attraverso il suo avvocato, Valentina Bordonaro, e hanno dichiarato pubblicamente nei mesi scorsi i genitori della vittima - sarebbe stato pestato dal coetaneo riportando lesioni gravi.
Una paura che il barista trasferito a Valencia ha vissuto per l’ultima volta domenica scorsa quando qualcuno gli ha stretto un laccio attorno al suo collo sulla soglia di un condominio dove aveva affittato un alloggio.Cenci era tornato nella città spagnola l’1 marzo scorso, lo stesso luogo dove era stato percosso lo scorso novembre, secondo Cenci - che lo aveva querelato - proprio da Guidarelli. La vittima, nella notte tra sabato e domenica, stava probabilmente rientrando a casa dal turno di lavoro, fra le 3 e le 4 del mattino, quando è stato soffocato e lasciato esanime sotto casa.
Il corpo lo ha scoperto un vicino che rientrava nella sua abitazione: è stato lui ad avvertire la polizia. Le denunce e un procedimento di stalking già incardinato in tribunale a Ferrara a carico di Eder Guidarelli Mattioli hanno fornito indizi importanti agli inquirenti spagnoli che nel giro di poche ore hanno spiccato un mandato di cattura internazionale a suo carico. Atto notificato ieri mattina all’indagato, già in carcere a Imperia, dai carabinieri del Reparto operativo di Ferrara, che hanno operato in collaborazione stretta con i colleghi liguri. Guidarelli è indagato per omicidio ed è stato fermato dai carabinieri della città ligure alla frontiera tra Francia e Italia, domenica notte verso l’1, a Ventimiglia. L’uomo viaggiava sull’auto di un parente ed era diretto verso Ferrara. In città Eder Guidarelli Mattioli ha un avvocato, Federica Scagnolari, che sta seguendo il procedimento nel quale il suo assistito è accusato di stalking ai danni di Marcello Cenci.
«Quello che posso dire - ha detto ieri - è che Eder Guidarelli non si è consegnato ai carabinieri e non ha fornito nessuna confessione. Anzi ha dichiarato di non aver commesso reati in Spagna e che stava rientrando in Italia. Non stava, quindi, fuggendo e ha deciso di “incontrarsi” autonomamente con i carabinieri. In Italia». L“incontro”, cioè sarebbe stato in qualche modo concordato.
Probabilmente il presunto assassino voleva chiarire una posizione già delineata con notevole nettezza nella testa degli inquirenti spagnoli e dei colleghi italiani e ferraresi che si erano messi al lavoro sul caso. Sui motivi che hanno portato l’indagato al di là dei Pirenei il legale non ha fornito informazioni perché «le indagini - ha sottolineato - sono in corso e ancora non conosco gli atti». Agli inquirenti - la notizia rimbalza da Imperia - Eder Guidarelli avrebbe dichiarato che i due si erano incontrati a Valencia e che al faccia a faccia era seguita un’accesa discussione. Nulla di più.
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