pontelagoscuro SOTTO CHOC
«Perché era libero di decidere sulla vita di Marcello?»
Quando il piccolo Eder, che allora aveva un’età da scuola elementare, arrivò a Ferrara assieme alla sorellina i vicini organizzarono una festa. La famiglia Guidarelli, ben conosciuta e stimata in...
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Quando il piccolo Eder, che allora aveva un’età da scuola elementare, arrivò a Ferrara assieme alla sorellina i vicini organizzarono una festa. La famiglia Guidarelli, ben conosciuta e stimata in paese, uno dei tanti nuclei che dalle Marche si erano trasferiti a Ferrara - raccontano i vicini - aveva speso ogni energia disponibile per adottare i due fratellini e l’arrivo a Pontelagoscuro aveva coronato un sogno che è anche una promessa di amore e una dimostrazione di grande generosità e altruismo. Eder Guidarelli ha studiato e ha imparato un lavoro. Da almeno una decina d’anni, forse più, lavora per Polimeri Europa, una delle multinazionali insediate nel petrolchimico estense, settore gomme. Aveva giocato a calcio nel Pontelagoscuro, aveva una compagna con la quale era andato a vivere e tra i vari amici anche Marcello Cenci, conoscenza di vecchia data, trovato morto nell’androne del palazzo dove si era trasferito, a Valencia, e per il cui omicidio è proprio Eder l’indiziato numero 1.
La notizia che da domenica notte si trova in stato d’arresto a Imperia, a Pontelagoscuro, è giunta l’altra notte. Ieri mattina la voce stava correndo veloce in paese e quando i siti internet hanno iniziato a lanciare i primi dettagli del delitto qualcuno ha fatto fatica a crederci. «Ho pensato che ci fosse un errore, che non poteva essere lui - racconta uno dei residenti di Pontelagoscuro che conosce bene la famiglia - è sempre stata una persona squisita, uno che se stavi andando a gettare il sacchetto della spazzatura si offriva lui di andare fino al cassonetto. Uno che ti saluta sempre se passi vicino a casa tua e al quale avrei affidato tranquillamente il mio portafogli». A Ponte chi ne fa un ritratto meno edificante ricorda il carattere che a tratti poteva diventare spigoloso e che, in determinate circostanze, poteva rispondere a certi stimoli con reazioni eccessive. Eder aveva conosciuto la giustizia italiana già prima delle angherie ai danni dell’ex amico e dell’accusa di stalking. Ma nessuno, nella frazione, ci si sofferma troppo. Qualcuno invece ne tratteggia un profilo da “doppia personalità”, gentilissimo fino alla cortesia cavalleresca ma anche stizzoso e pronto, in determinate condizioni, a rispondere in modo violento a un fatto vissuto come un affronto. Commenti raccolti in paese che non possono tratteggiare in modo preciso una personalità complessa, che ha un vissuto di oltre 30 anni, una parte dei quali spesi in uno Stato lontano dall’Italia e certamente in una condizione ambientale e familiare disagiata. L’adozione era stata la scelta di una famiglia impegnata nel volontariato e anche in politica che voleva donare un futuro a chi avrebbe potuto perderlo. Dopo la notizia di ieri e i fatti dell’ultimo anno c’è chi mette insieme casi, episodi e vicende che hanno fatto soffrire due famiglie, una delle quali non potrà più abbracciare il proprio caro, per chiedere come mai «una persona che aveva iniziato a perseguitarne un’altra con quella violenza e insistenza, con la fissazione di voler fare del male, fosse libera di circolare e potesse scavalcare con tanta facilità i divieti imposti dall’autorità (l’obbligo di non avvicinarsi ai luoghi frequentati dall’ex amico) fino a poter decidere anche della sua vita e della sua morte».
La notizia che da domenica notte si trova in stato d’arresto a Imperia, a Pontelagoscuro, è giunta l’altra notte. Ieri mattina la voce stava correndo veloce in paese e quando i siti internet hanno iniziato a lanciare i primi dettagli del delitto qualcuno ha fatto fatica a crederci. «Ho pensato che ci fosse un errore, che non poteva essere lui - racconta uno dei residenti di Pontelagoscuro che conosce bene la famiglia - è sempre stata una persona squisita, uno che se stavi andando a gettare il sacchetto della spazzatura si offriva lui di andare fino al cassonetto. Uno che ti saluta sempre se passi vicino a casa tua e al quale avrei affidato tranquillamente il mio portafogli». A Ponte chi ne fa un ritratto meno edificante ricorda il carattere che a tratti poteva diventare spigoloso e che, in determinate circostanze, poteva rispondere a certi stimoli con reazioni eccessive. Eder aveva conosciuto la giustizia italiana già prima delle angherie ai danni dell’ex amico e dell’accusa di stalking. Ma nessuno, nella frazione, ci si sofferma troppo. Qualcuno invece ne tratteggia un profilo da “doppia personalità”, gentilissimo fino alla cortesia cavalleresca ma anche stizzoso e pronto, in determinate condizioni, a rispondere in modo violento a un fatto vissuto come un affronto. Commenti raccolti in paese che non possono tratteggiare in modo preciso una personalità complessa, che ha un vissuto di oltre 30 anni, una parte dei quali spesi in uno Stato lontano dall’Italia e certamente in una condizione ambientale e familiare disagiata. L’adozione era stata la scelta di una famiglia impegnata nel volontariato e anche in politica che voleva donare un futuro a chi avrebbe potuto perderlo. Dopo la notizia di ieri e i fatti dell’ultimo anno c’è chi mette insieme casi, episodi e vicende che hanno fatto soffrire due famiglie, una delle quali non potrà più abbracciare il proprio caro, per chiedere come mai «una persona che aveva iniziato a perseguitarne un’altra con quella violenza e insistenza, con la fissazione di voler fare del male, fosse libera di circolare e potesse scavalcare con tanta facilità i divieti imposti dall’autorità (l’obbligo di non avvicinarsi ai luoghi frequentati dall’ex amico) fino a poter decidere anche della sua vita e della sua morte».
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