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Un anno di violenze con tre agguati Era stato denunciato 

Un anno di violenze con tre agguati Era stato denunciato 

L’omicida aveva ricevuto il divieto di avvicinarsi al coetaneo Lo tormentava accusandolo di avergli insidiato la compagna

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La sera del 26 dicembre 2016, Roberta, la mamma di Marcello Cenci, il barista ferrarese trovato morto a Valencia nella notte fra sabato domenica, aveva sentito chiamare aiuto dalla strada. La voce l’aveva riconosciuta, era quella del figlio. Il padre, Mario, era sceso a soccorrerlo e poi aveva dichiarato: «So chi è stato ad aggredire Marcello».

Ai carabinieri di Pontelagoscuro aveva fatto il nome di Eder Guidarelli Mattioli. L’aveva visto dalla finestra, aveva dichiarato. Quella sera la famiglia Cenci ha temuto che il figlio, colpito alla testa con un oggetto contundente, morisse per le ferite.

«Marcello ha bisogno di protezione - le parole dei genitori del giovane in quell’occasione - la prossima volta potrebbe succedere l'irreparabile».

Medici e infermieri lo avevano caricato su un’ambulanza, gli avevano prestato le prime cure sul posto e lo avevano portato al Sant’Anna dove era stato ricoverato per le ferite subite alla testa. Ha impiegato mesi Marcello per rimettersi, anche psicologicamente, da quel fatto. Che era stato preceduto da altri, secondo le denunce presentate dall’avvocato Valentina Bordonaro e poi confluite in un procedimento di stalking (pm Ciro Savino) che era già delineato e per il quale era stata fissata la data per l’eventuale rito alternativo, in ottobre. Un processo (si stava anche valutando una richiesta di risarcimento danni consistente) che aveva preso le mosse da un episodio risalente all’agosto scorso. Guidarelli aveva iniziato ad accusare l’amico di aver tentato un approccio sentimentale con la sua compagna e l’aveva percosso dopo averlo “incrociato” in piazza a Pontelagoscuro. Marcello Cenci però non aveva voluto ricorrere alle cure dei medici e aveva anche tenuto nascosto l’episodio. L’1 novembre successivo Eder aveva ancora “incrociato” la vittima a Valencia, dove Cenci aveva iniziato a lavorare da qualche tempo. Ed erano state botte. Questa volta però era scattata la querela. Non alle autorità spagnole, però, ma alla giustizia italiana con richiesta di custodia cautelare, poi respinta.

In quell’occasione Eder - questo un altro aspetto della denuncia - avrebbe anche usato il cellulare dell’ex amico per fingersi Marcello inviando messaggi rassicuranti alla famiglia. La situazione era diventata seria a parere anche dei genitori, non solo di Marcello, ed era seguita ormai con grande apprensione. Il 26 dicembre, attorno a mezzanotte, l’agguato a Pontelagoscuro. Marcello rientrava dal matrimonio di un’amica ed era stato affrontato da una persona, quasi davanti all’uscio di casa: ferite alla testa e al torace. Nuova denuncia (il padre disse di aver riconosciuto l’aggressore) e nuova richiesta di custodia cautelare. Questa volta a Eder Guidarelli viene imposta una pena restrittiva: divieto di avvicinarsi al coetaneo. Cenci si è rimesso dopo qualche mese ed è ripartito per Valencia l’1 marzo, con il processo incardinato a Ferrara e nessun segnale preoccupante al seguito. Fino all’alba del 2 luglio.

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