La Nuova Ferrara

Ferrara

«Colpiti anche noi giudici Ma ci siamo mossi subito» 

di Daniele Predieri
«Colpiti anche noi giudici Ma ci siamo mossi subito» 

Il presidente Savastano: capiamo lo stato d’animo dei genitori della vittima Se verrà presentato l’esposto, faremo vedere gli atti e i provvedimenti emessi

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«Di fronte a questi fatti, nell’animo di un giudice nasce un senso di sofferenza. Prima che giudici, siamo uomini e donne, e come tali, anche se in coscienza non c’è nulla da rimproverarsi - e non parlo di questo caso, ma in generale - si rimane colpiti da episodi del genere, ci si interroga chiedendosi “ho fatto tutto quello che potevo fare?” e anche quando la risposta è positiva, l’aver fatto tutto ciò che ci è stato chiesto di fare, resta la sofferenza di un fatto dall’esito infausto».

Risponde da donna, prima che da presidente del tribunale di Ferrara, Rosaria Savastano. La sofferenza di cui parla si percepisce dalle parole, pesate, per non ferire ulteriormente. Ma si è fatto davvero tutto ciò che era possibile fare per fermare questo ragazzo dall’uccidere l’amico?

E risponde, ripercorrendo tutte le tappe tecniche del caso Cenci-Guidarelli.

«La prima richiesta di divieto di avvicinamento alla vittima del reato gravissimo di cui stiamo parlando (l’omicidio di Valencia, ndr) è stata respinta alla fine di dicembre (il 22, scorso anno, ndr) e all’inizio di gennaio la richiesta reiterata dal pm (non dell’arresto, ancora il divieto di avvicinamento, ndr) è stata prontamente accolta il giorno successivo (5 gennaio scorso, ndr). Questa richiesta rispetto la prima era un completamento della procura ed è stata accolta».

L’episodio per cui viene presentata la prima richiesta dal pm Savino risale a fine novembre, e il gip Monica Bighetti la rigetta perchè non vi erano riscontri, è così?

«Il giudice ha ritenuto non vi fossero elementi sufficienti per disporre il divieto di avvicinamento, poi la collega (Tassoni, ndr) ha accolto la successiva richiesta (presentata dopo l’aggressione di fine dicembre, in cui Cenci riportò 55 punti di sutura, ndr) in assenza della titolare del fascicolo in ferie».

La famiglia Cenci e il suo legale, però, criticano il primo mancato provvedimento: se fosse stato adottato, il secondo episodio di fine dicembre sarebbe diventato una violazione e di fatto una aggravante che avrebbe portato Guidarelli alla custodia in carcere.

«Su questo punto non possiamo che fare ipotesi e proporre illazioni: cosa avrebbe fatto il pm? Avrebbe chiesto arresto in carcere? Non lo sappiamo. E cosa avrebbe fatto il gip? L’unico dato di fatto certo è che dopo il divieto di avvicinamento, la persona (Guidarelli, ndr) che si presume sia l’autore del gravissimo delitto, non ha dato più alcun segno che facesse presumere una sua determinazione a proseguire nel suo intento di colpire fisicamente l’altro (Cenci, ndr)».

E’ possibile dunque parlare di situazione di assoluta imprevedibilità in questo caso?

«Non si può avere la sfera di cristallo, l’animo umano è imprevedibile e non si riesce a prevedere l’evoluzione di un episodio che ripeto si era interrotto per tanti mesi. Nessun segno lasciava presagire che la persona (Guidarelli, ndr) potesse coltivare il proposito e arrivare all’esito della vicenda per la quale è sospettato».

Ossia l’aver ucciso: su questa escalation non fermata, legale e famiglia stanno «vagliando tutte le possibilità per ora», di un esposto: se lo facessero, sarete chiamati in causa.

«Faremo vedere tutti gli atti, le date e i provvedimenti emessi con tempestività di risposta: mi riferisco al provvedimento di gennaio, è sotto gli occhi di tutti che da allora fino all’ultimo evento, gravissimo a dir poco, non c’erano segnali che lo facessero presagire e non sono giunte richieste di aggravamento della misura. Ciò che vogliamo ribadire da giudici è che comprendiamo perfettamente lo stato d’animo dei genitori: la loro volontà di capire perchè è successa una determinata cosa e valutare se vi siano responsabilità di qualcuno. E’ perfettamente legittimo chiederlo in queste situazioni».



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