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False attestazioni: tutti assolti agli Istituti Polesani

False attestazioni: tutti assolti agli Istituti Polesani

L’inchiesta riguardava la valutazione dei casi psichiatrici. Prosciolto anche il legale rappresentante Mauro Mantovani

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FERRARA. Tutti assolti, o prosciolti, a seconda del rito scelto. Il risultato non cambia. Escono tutti senza macchia dalla inchiesta aperta sull'operato della commissione che avrebbe rivalutato il grado di patologia psichiatrica dei degenti degli Istituti Polesani di Ficarolo, struttura privata e convenzionata col Servizio Sanitario Nazionale, che percepisce rimborsi per questa attività erogata in convenzione. Il giudice Silvia Varotto ha letto la propria ordinanza nella mattinata di ieri, 5 luglio.

Assolti o prosciolti da tutte le accuse il ferrarese Mauro Mantovani, legale rappresentante degli Istituti Polesani; Adriano Marcolongo, direttore generale dell'Ulss 18; Alberto Poirè, direttore dei servizi sociali dell'Ulss 18; Enzo Rizzato, direttore sanitario dell'Ulss 18; Emanuele Toniolo, direttore del Dipartimento di salute mentale dell'Ulss 18; Giampaolo Pecere, direttore della Struttura operativa complessa distretti sociosanitari Ulss 18; Stefano Romagnoli, direttore Soc assistenza primaria Ulss 18; Marco Zancanella, responsabile Svama (schede per la valutazione multidimensionale delle persone adulte e anziane), dipendente Ulss 18; Cosetta Astorri, medico psichiatra Ulss 18; Tiziano Gaio, medico curante agli Istituti polesani; Fiorenza Buzzola, assistente sociale agli Istituti Polesani; Lorenzo Lorenzoni, psicologo agli Istituti Polesani; Maurizio Sansoni, psicologo agli Istituti Polesani.

La prima parte dell'udienza preliminare era stata celebrata nella mattinata del 23 giugno scorso a carico di 13 indagati, tra Ulss e Istituti Polesani di Ficarolo, per una presunta truffa ai danni dell'azienda sanitaria. Per dei 10 dei 13 indagati - ossia quelli che avevano scelto il rito abbreviato - l'accusa aveva chiesto la condanna a due anni, per la presunta truffa che sarebbe stata messa a segno ai danni dell'Ulss 18. Per altri due si era discusso il rinvio a giudizio. Uno degli imputati era nel frattempo deceduto, Sansoni.

Erano chiamati in causa, a vario titolo e con differenti ruoli ipotizzati, con riguardo alla rivalutazione di 61 pazienti degli Istituti Polesani di Ficarolo, struttura privata, ma convenzionata col pubblico, specializzata nell'assistenza a persone con problemi psichiatrici. I 61 pazienti, secondo la tesi accusatoria, nel 2006, a seguito di esame di apposita commissione, vennero rivalutati da media intensità ad alta. Il che significa maggiore esborso per lo Stato, trattandosi di degenti ospitati in convenzione (a carico del Servizio sanitario nazionale, che si appoggia a strutture private ma convenzionate - gli Istituti appunto - che vengono poi rimborsate). Dal 2006 a ottobre 2014 (data dell'ultimo pagamento), in questo modo, secondo la Procura, lo Stato sarebbe indotto con l'inganno, dal momento che le schede Svama erano false, a pagare 6.699.610 euro. Queste le tesi investigative. Questo in virtù del fatto che il costo di degenza di un paziente psichiatrico varia - e non poco - in funzione dell'intensità del disturbo, ossia della sua gravità.

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La Procura, in fase di indagini preliminari, aveva anche domandato misure cautelari, che il giudice per le indagini preliminari aveva negato. A suo avviso, infatti, il reato di truffa, sulla base degli elementi in mano agli inquirenti, sarebbe ben difficilmente contestabile.

Perché al centro di tutto ci sono giudizi medici soggetti "a diversi punti di vista a seconda del grado di cultura scientifica o dell'orientamento o, in ogni caso, a seconda dei margini di discrezionalità comunque concessi nell'ambito della scienza medica".

Una vittoria su tutta la linea per le difese, tra gli altri gli avvocati Filippo Sgubbi, Marco Petternella, Anna Osti e Marco Linguerri: «Il dottor Mantovani - ha detto ieri l’avvocato Linguerri difensore di Mantovani - ha sempre sostenuto la sua più totale estraneità ai fatti che gli venivano contestati e fin dall’inizio di questo procedimento ha cercato di spiegare le ragioni per le quali l’ipotesi dell’accusa doveva ritenersi completamente infondata. La prima conferma - ha detto ancora Linguerri - della correttezza del suo operato, del resto, era arrivata con la sentenza della Corte di Cassazione che alla fine dell’anno scorso aveva annullato il provvedimento col quale il tribunale del riesame aveva confermato il sequestro preventivo emesso dal gip di Rovigo sui beni personali del dottor Mantovani».


 

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