La Nuova Ferrara

Ferrara

omicidio a valencia

Il solo dubbio dell'amico-assassino: "E se perdo il lavoro?"

di Daniele Predieri
La commemorazione di Marcello Cenci in piazza Ariostea
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La commemorazione di Marcello Cenci in piazza Ariostea

Eder Guidarelli dice no all'estradizione, ma non parla del delitto. La comunità di Ponte commemora la vittima Marcello Cenci: "Eder deve pagare per quello che ha fatto"

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FERRARA. Chi lo ha visto, lo ha sentito parlare, ha incrociato il suo sguardo, ieri mattina (5 luglio), a Genova, davanti ai giudici di Corte d’appello e procura generale, dice senza giri di parole che era assente, disturbato, una persona sdoppiata. Il suo legale, Eugenio Gallerani che ha presenziato all’udienza sulla estradizione spiega che Eder non si è mai scomposto, «sembrava si parlasse non di lui, di un’altra persona: sembra non essersi reso conto di ciò che è successo». Davanti a lui, il legale aveva un ragazzo in apparenza tranquillo, ora accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, roba da ergastolo: qui in Italia come in Spagna, dove il “fine pena mai” è stato introdotto da pochi anni come pena massima per gli omicidio più efferati.

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E per questo reato, ieri mattina i giudici genovesi hanno emesso un ordine di custodia in carcere, per Eder Guidarelli, 32 anni, ferrarese, operaio al petrolchimico cittadino, nell’azienda Versalis. Sembrava assente, nell’aula, Eder: a tal punto da chiedere al giudice della Corte d’appello, «secondo lei cosa dovrei fare con il lavoro? Devo dire che non posso presentarmi, devo mandare comunicazioni?». Il giudice gli avrebbe risposto, con molto rispetto, che «questo è l’ultimo dei suoi problemi». Il primo, del lungo percorso giudiziario che lo porterà ad affrontare interrogatori, indagini, processi, lo ha già risolto lui stesso, negando il consenso all’estradizione in Spagna, dove avrebbe ucciso l’amico Marcello Cenci.

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Opponendosi all’estradizione, Guidarelli ha di fatto scelto di esser processato in Italia, ma non può ancora averne la certezza: saranno i giudici genovesi a decidere, valutare (entro 60 giorni, termine massimo) chi sarà competente per portare avanti l’inchiesta per l’omicidio di Marcello Cenci, se la procura di Ferrara o quella di Valencia, dove è stato ucciso alle prime ore di domenica scorsa, attorno alle 4 del mattino. Tutti i riscontri, pochi, pochissimi, in mano agli inquirenti indicano che sia stato Eder Guidarelli.

Le prove? Tre testimoni lo hanno visto sotto la casa di Marcello Cenci , poco prima del fatto. Altri riscontri sulla responsabilità di Guidarelli, non ve ne sono al momento. Lo stesso Eder ha ammesso domenica scorsa  (2 luglio) prima dell’arresto, che c’era stato solo un incontro, a Valencia, con Cenci, teso con una accesa discussione e basta. Dicendo di non aver ucciso Cenci.

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Ieri, di ciò che è successo a Valencia, Guidarelli non ha voluto nè potuto parlare con l’avvocato Gallerani. Si è limitato a dire no all’estradizione, a chiedere preoccupato cosa dover fare per non perdere il lavoro. Al momento non potrà nemmeno essere interrogato, per dare la propria versione, spiegare a tutti perchè avrebbe ucciso l’amico. Poichè, in attesa del pronunciamento sull’estradizione o no, non si possono eseguire formalmente atti giudiziari, pena la loro inutilizzabilità. Anche se la procura cittadina si sta già muovendo, attivando Eurojust, coordinamento di procure, per acquisire le carte dell’indagine della polizia spagnola. Tutto, al momento, è in stand-by: e allora l’avvocato Gallerani che difende Eder, gli l’ha lasciato tempo, per riflettere su ciò che dovrà dire ai magistrati, su quello che è successo a Valencia, sotto la casa di Marcello Cenci.


 

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