Omicidio Tosi, Bertocchi condannato all'ergastolo
La sentenza per il delitto un anno fa a Fossanova San Marco. Disposto anche l'isolamento diurno per un anno. . La moglie della vittima: "Io la mia pena l'ho già avuta, e durerà tutta la vita"
FERRARA. Ergastolo è stato chiesto, ed ergastolo è stato. Con un anno di isolamento diurno. Per Simone Bertocchi, imputato dell’omicidio di Roberto Tosi a Fossanova San Marco, la sentenza è il fine pena mai.
Lo ha stabilito oggi (6 luglio) dopo poco più di due ore di Camera di Consiglio il giudice Piera Tassoni, in abbreviato, accogliendo in pieno la richiesta del pubblico ministero Stefano Longhi.
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Esce dall'aula, calma ma provata, Raffaela Pareschi, moglie della vittima, ferita gravemente da Bertocchi mentre tentava di difendere il marito. "Io il mio ergastolo l'ho già avuto, e con gli interessi - afferma - Questa sentenza è stata importante, spero solo che venga eseguita: non dico il carcere a vita, ma se non altro una pena congrua per quello che ha fatto". Bertocchi era presente alla lettura del verdetto: "Vedere colui che ha ucciso mio marito mi fa stare malissimo", aggiunge Raffaela, che porta ancora le corpo uno del proiettili che l'avevano raggiunta quel giorno dell'estate scorsa
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Bertocchi doveva rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, oltre che di tentato omicidio. Per l’accusa dunque, quel 24 luglio 2016 Bertocchi andò a Fossanova San Marco con l’intenzione di uccidere Roberto Tosi, per il quale provava un astio insanabile. Tesi, quella della premeditazione, confermata dal giudice: "Siamo molto soddisfatti della sentenza - commentano gli avvocati di parte civile Camilla Zanardi e Davide Bertasi - perché ha retto tutto l'impianto accusatorio. Il fatto che Bertocchi avesse portato con sè la pistola, così come l'aver tagliato i cavi del telefono del vicino il giorno del delitto, sono stati elementi fondamentali per il riconoscimento dell'aggravante".
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Respinta, relativamente dall'accusa di tentato omicidio, la tesi delle lesioni aggravate proposte dalla difesa Bertocchi: l'imputato, secondo il giudice, voleva uccidere anche la donna. "Questa sentenza chiude il cerchio giudiziario - proseguono Zanardi e Bertasi - Nessuno può portare indietro le lancette dell'orologio e restituire un marito a una moglie, ma se non altro dal punto di vista precessuale e delle indagini si è fatto tutto quello che si poteva fare". Il giudice ha anche stabilito delle provvisionali immediatamente esecutive: 225 mila euro a Raffaela Pareschi e 60mila alla sorella Gabriella, assistita dall'avvocato Carlotta Occari.
I motivi di quell'astio insanabile tra carnefice e vittima vanno cercati non solo in contrasti relativi a spese per la casa di Fossanova (di proprietà della fidanzata di Bertocchi), ma anche per l’interessamento che Tosi aveva dimostrato a difesa del suo anziano vicino di casa, nonché zio della fidanzata di Bertocchi, Vittorino Chiccoli. Tosi voleva vederci chiaro sulla condizione di indigenza dell’anziano (che non aveva nemmeno i soldi per comprare il pane) e aveva scritto un esposto contro Bertocchi, sospettandolo di privare Chiccoli delle sue risorse. Questo il motivo scatenante che avrebbe armato il giovane.
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Con lui quel giorno c’era anche l’amico William Biancucci, inizialmente finito nei guai per omicidio, poi la sua posizione venne alleggerita nella “sola” omissione di soccorso, per essere scappato insieme all’omicida lasciando gravemente ferita Raffaela Pareschi, la moglie della vittima accorsa in difesa del marito, e che restò a lungo tra la vita e la morte. I due erano fuggiti in bicicletta, poi, abbandonati i mezzi a due ruote, avevano preso l'autobus, rimediando pure una multa perché senza biglietto. La latitanza di Bertocchi durò nemmeno due giorni; dopo 46 ore il giovane si costituì alla caserma dei carabinieri di via Del Campo, confessando il delitto e indicando il luogo in cui avrebbe gettato la pistola durante la fuga, in via Del Gorgo. Ma l’arma non venne mai trovata.
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