La notte di Eder a Valencia: uccise Marcello alle spalle
Gli atti della polizia. Tre testimoni l'inchiodano: "Chiedeva di entrare nel palazzo". Riconoscimento dalle foto di Facebook, parlava italiano e aveva un casco in mano.
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FERRARA. Lo aveva aspettato in piena notte nell’androne della casa dove Marcello Cenci abitava a Valencia, quartiere Marittimo, via Juan Batista Llovera: aspettava che tornasse dal lavoro.
Era lì, Eder Guidarelli, nelle prime ore di domenica scorsa, almeno dalle 2.15, quando viene visto la prima volta da un abitante, fino alle 4.20 quando un’altra abitante scoprirà il corpo di Marcello a terra, senza vita, davanti all’ascensore. Qui Marcello è stato ucciso, strangolato con una corda attorno al collo, preso alle spalle da chi lo aspettava, nessuna altra contusione importante, se non alle orecchie e sul dorso del naso: forse aggredito di sorpresa, non ha avuto nemmeno il tempo di tentare una minima reazione.
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Questa la ricostruzione della polizia spagnola, i primi atti dell’omicidio di Marcello Cenci, redatti dalla squadra omicidi coordinata domenica mattina scorsa dall’ispettrice Esther Maldenido Marin che farà il sopralluogo e firmerà il rapporto di polizia che porterà all’arresto di Guidarelli, in fuga da Valencia, fermato oltre 20 ore dopo, domenica sera, alla frontiera di Ventimiglia dai carabinieri del Reparto investigativo. Eder Guidarelli era entrato nelle prime ore della notte, nell’androne di casa, chiedendo di aprire il portone a tre abitanti del palazzo, gli stessi che poi lo riconosceranno dalle foto sul profilo Facebook, indicando di aver visto una persona alta 1.75/1.80, con i capelli ricci, scuri e che parlava in italiano «con un accento del nord».
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A spiegarlo alla squadra omicidi della Polizia di Valencia che aveva iniziato le prime indagini dopo la scoperta del corpo senza vita di Marcello Cenci, è un altro italiano, Massimiliano Russo, il padrone di casa di Marcello, che - dirà poi alla polizia spagnola - di conoscere anche tutta la storia e l’inferno di Marcello, delle persecuzioni da parte di Eder, delle botte, dell’incubo che era finito lì, nell’androne della casa di Marcello. In casa sua non a caso, Marcello Cenci aveva in bella vista il divieto di avvicinamento a carico di Eder: un documento importantissimo trovato subito dalla polizia, che li ha subito indirizzati sull’autore (presunto e sospettato) dell’omicidio e sul possibile movente. Massimiliano che abitava nell’appartamento 10, era arrivato a casa quella notte assieme alla compagna Jolanda. Aveva parcheggiato la moto, l’aveva chiusa e aveva trovato davanti casa una persona che rivolgendosi a loro in italiano aveva chiesto se avevano le chiavi per entrare.
Chissà - anche questa è una supposizione - la coppia avrà pensato che quel ragazzo italiano che in piena notte chiedeva loro di entrar nel palazzo fosse un amico di Marcello. Lo ricorderanno poi, lui e lei, insieme, riconoscendo Eder dalle foto di Facebook, spiegando anche che Edere aveva in mano un caso integrale nero: per quale motivo lo aveva con sè?
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Lo stesso casco in mano alla stessa persona viene visto da un altro abitante del palazzo, dell’appartamento 9, Cosè Alonso che mentre rientrava a casa alle 2.15 trovava una persona in italiano gli chiedeva di entrare perchè non aveva le chiavi. Nessuno dei tre che abbia chiesto conto a quel ragazzone davanti al palazzo cosa facesse lì, chi fosse.
Eder entra nell’androne, ipotizza la polizia, e poi aspetterà. Quando Marcello entra, lo sorprende, alle spalle, mentre Marcello era davanti alla porta dell’ascensore: lì a terra lo troverà un’altra abitante, alle 4.20, lanciando l’allarme. La stessa polizia però dà anche un’altra ricostruzione, alternativa: Eder avrebbe potuto aver incontrato Marcello davanti al portone e insieme sarebbero entrati, ma vi sarebbero altri segni, di colluttazione di una reazione, invece. Gli ispettori della squadra omicidi e il medico legale indicano «un chiaro segno al collo», inequivocabile, aggiungendo che l’autopsia potrà confermare e indicare come causa della morte. Durante i rilievi, non vengono trovati ne portafogli nè telefonino di Marcello, che Eder porta via: si sa con certezza. Era sopra l a sua auto con è fuggito da Valencia.
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