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Incubo torba e puzze «Non c’è alcun allarme» 

Incubo torba e puzze «Non c’è alcun allarme» 

Parla Marchi, sindaco di Ostellato: si è trattato di un semplice incendio E dopo il campo andato a fuoco c’è già chi ha chiesto interventi e verifiche  

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OSTELLATO. «Il Mezzano è fatto torba e se un campo prende fuoco, brucia anche lei per qualche tempo. È come quando ci si taglia, per intenderci: il sangue esce, non c’è niente da fare e poi la ferita si rimargina. Fare polemiche, lanciare allarmi è del tutto inutile».

Non lascia spazio a repliche il sindaco di Ostellato Andrea Marchi, «mercoledì un campo di grano è andato a fuoco, una cosa brutta ma che può succedere. Ed ecco che soprattutto sui social è tornato “l’allarme torba”, ma quale allarme? La situazione di due anni fa è stata un’eccezione, adesso sappiamo anche come affrontare, eventualmente, degli episodi che potrebbero causare problemi».

Il Mezzano è un’area agricola di quasi 19.000 ettari e fino agli anni ’60, prima delle grandi operazioni di bonifica che hanno portato al suo quasi completo prosciugamento, confinava con le Valli di Comacchio. Il territorio è delimitato da ampi canali e da zone umide e l’alta fertilità dei terreni è dovuta alla presenza di strati superficiali torbosi costituiti da un altissimo contenuto di sostanza organica. È la superficie a più bassa densità abitativa d’Italia e nel 1999 è stata inclusa come Zona a protezione speciale con l’obiettivo di proteggere e conservare la biodiversità del suo ambiente agrario, particolarmente favorevole all’avifauna. «Si tratta di una zona preziosa - dice Marchi - anche per questo invito alla calma».

I terreni torbosi, per fenomeni naturali di autocombustione oppure a causa dell’intervento umano, in determinate condizioni meteo climatiche possono prendere fuoco. Lo spegnimento dei focolai può essere reso difficile dalla natura idrofoba della torba che impedisce all’acqua di penetrare al suo interno. Questa tipologia di eventi si è già verificata nel 2015, quando l’estate fu decisamente rovente con puzze che arrivavano fino al mare da una parte e in città dall’altra.

Negli anni ’90, su almeno 200 ettari sono stati ripristinati stagni, prati umidi e aree destinate a bosco attraverso l’applicazione di misure agroambientali. Non è un caso se, proprio in un paio di queste aree rinaturalizzate in quegli anni, nel 2015 si sono innescati due distinti incendi di grandi proporzioni. Infatti, l’assenza di una costante attività agricola e quindi di una periodica movimentazione di terreno, manutenzione e irrigazione del fondo, hanno favorito la propagazione delle fiamme. Il primo evento si è sviluppato all’inizio di agosto e ha coinvolto una zona umida di circa 40 ettari costituita da una decina di stagni prosciugati, mentre il secondo ha avuto origine alla fine dello stesso mese sopra un’area boschiva di quasi 60 ettari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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