La proposta dei sindacati: in provincia solo 4 comuni
di Gian Pietro Zerbini
L’idea di Cgil, Cisl e Uil per una più adeguata distribuzione delle risorse Zagatti: c’è bisogno di macroaree tipo i distretti sanitari, portano soldi e servizi
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«La provincia di Ferrara dovrebbe arrivare ad avere solo 4 Comuni, per una più adeguata distribuzione delle risorse, per migliorare la qualità dei servizi da erogare ai cittadini e per creare un volano aggiuntivo per l’economia locale, ancora in difficoltà e in ritardo rispetto al resto della regione».
Le proposta, forte e determinata, di questa rivoluzione geografico-istituzionale, arriva dai sindacati ferraresi Cgil, Cisl, Uil ed è rivolta sia al mondo politico ma soprattutto a quello economico.
«Durante l’ultima conferenza territoriale sociosanitaria - dichiara Cristiano Zagatti, segretario provinciale Cgil di Ferrara, parlando anche a nome degli altri due sindacati Cisl e Uil - abbiamo presentato quello che secondo noi è il riordino degli assetti istituzionali non solo per migliorare il governo della sanità ma per rispondere alle esigenze dei cittadini in modo più adeguato e per offrire uno strumento di rilancio dell’economia territoriale».
I sindacati sono dell’opinione che le attuali dimensione comunale siano troppo piccole e non adeguate ad affrontare le problematiche.
«Tutti si stanno organizzando con ragionamenti in prospettiva di area vasta - spiega Zagatti - basta guardare la sanità in regione con la creazione di aree interprovinciali e la gestione dell’ambiente, con Hera che ha una dimensione ultra regionale e il processo di Clara. Non ha più senso ormai ragionare su comuni che non hanno dimensione adeguate, bisogna invece ampliare i perimetri anche per lo sviluppo economico della nostra provincia».
I sindacalisti indicano anche gli strumenti a disposizione per arrivare a queste maxi incorporazioni tra comuni, a cominciare da quello principale che è la legge regionale 21 del 2012 che stimola e favorisce il processo di unione fino ad arrivare alle fusione. In pratica questo è già avvenuto di recente: nel 2014 si è votato per il nuovo comune di Fiscaglia nato dalla fusione tra Massa Fiscaglia, Migliarino e Migliaro e quest’anno con l’elezione del sindaco e del primo consiglio comunale di Terre del Reno si è ratificata ufficialmente la fusione tra Sant’Agostino e Mirabello. Ma questo non basta, si tratta di piccoli passi in questa direzione, per i sindacati bisogna creare comuni più ampi.
«La divisione ideale - prosegue Zagatti - è quella già presente in provincia con i distretti sanitari. Quindi quattro macro aree che sono Alto Ferarrese, Ferrara (associata Voghiera e Masi Torello), il mandamento Copparese (compresa la “dissidente” Jolanda di Savoia) e il Basso Ferrarese (che comprende anche l’Argentano e il Portuense). Abbiamo già dato mandato al nostro centro studi di esaminare questo progetto che secondo le risorse messe in campo dalle nuove leggi di stabilità consentirebbe di liberare nuovi fondi per quasi un miliardo nei prossimi 15 anni. Abbiamo anche da risolvere un grosso problema, il più importante, che è quello dell’andamento demografico con una popolazione sempre più anziana. Dobbiamo mettere in campo politiche per richiamare i giovani».
I sindacati puntano a un riordino istituzionale in grado di portare maggiori benefici all’intera cittadinanza della provincia. Con questa novità la provincia potrà diventare un interlocutore privilegiato per il Governo e la Regione.
«Occorre puntare su questo aspetto - conclude Zagatti - e ricordare che ormai i piccoli comuni non hanno più un senso ma bisogna guardare agli effettivi benefici che si è grado di dare alla cittadinanza.».
Una proposta quella dei sindacati ferraresi che sicuramente farà discutere e alzerà il dibattito sul futuro degli enti locali anche in considerazione del vuoto istituzionale che si è creato con la riforma sulle province lasciata a metà, con le conseguenze deleterie che tutte le amministrazioni provinciale stanno toccando con mano per mancanza di fondi adeguati a garantire la copertura dei servizi fondamentali.
Le proposta, forte e determinata, di questa rivoluzione geografico-istituzionale, arriva dai sindacati ferraresi Cgil, Cisl, Uil ed è rivolta sia al mondo politico ma soprattutto a quello economico.
«Durante l’ultima conferenza territoriale sociosanitaria - dichiara Cristiano Zagatti, segretario provinciale Cgil di Ferrara, parlando anche a nome degli altri due sindacati Cisl e Uil - abbiamo presentato quello che secondo noi è il riordino degli assetti istituzionali non solo per migliorare il governo della sanità ma per rispondere alle esigenze dei cittadini in modo più adeguato e per offrire uno strumento di rilancio dell’economia territoriale».
I sindacati sono dell’opinione che le attuali dimensione comunale siano troppo piccole e non adeguate ad affrontare le problematiche.
«Tutti si stanno organizzando con ragionamenti in prospettiva di area vasta - spiega Zagatti - basta guardare la sanità in regione con la creazione di aree interprovinciali e la gestione dell’ambiente, con Hera che ha una dimensione ultra regionale e il processo di Clara. Non ha più senso ormai ragionare su comuni che non hanno dimensione adeguate, bisogna invece ampliare i perimetri anche per lo sviluppo economico della nostra provincia».
I sindacalisti indicano anche gli strumenti a disposizione per arrivare a queste maxi incorporazioni tra comuni, a cominciare da quello principale che è la legge regionale 21 del 2012 che stimola e favorisce il processo di unione fino ad arrivare alle fusione. In pratica questo è già avvenuto di recente: nel 2014 si è votato per il nuovo comune di Fiscaglia nato dalla fusione tra Massa Fiscaglia, Migliarino e Migliaro e quest’anno con l’elezione del sindaco e del primo consiglio comunale di Terre del Reno si è ratificata ufficialmente la fusione tra Sant’Agostino e Mirabello. Ma questo non basta, si tratta di piccoli passi in questa direzione, per i sindacati bisogna creare comuni più ampi.
«La divisione ideale - prosegue Zagatti - è quella già presente in provincia con i distretti sanitari. Quindi quattro macro aree che sono Alto Ferarrese, Ferrara (associata Voghiera e Masi Torello), il mandamento Copparese (compresa la “dissidente” Jolanda di Savoia) e il Basso Ferrarese (che comprende anche l’Argentano e il Portuense). Abbiamo già dato mandato al nostro centro studi di esaminare questo progetto che secondo le risorse messe in campo dalle nuove leggi di stabilità consentirebbe di liberare nuovi fondi per quasi un miliardo nei prossimi 15 anni. Abbiamo anche da risolvere un grosso problema, il più importante, che è quello dell’andamento demografico con una popolazione sempre più anziana. Dobbiamo mettere in campo politiche per richiamare i giovani».
I sindacati puntano a un riordino istituzionale in grado di portare maggiori benefici all’intera cittadinanza della provincia. Con questa novità la provincia potrà diventare un interlocutore privilegiato per il Governo e la Regione.
«Occorre puntare su questo aspetto - conclude Zagatti - e ricordare che ormai i piccoli comuni non hanno più un senso ma bisogna guardare agli effettivi benefici che si è grado di dare alla cittadinanza.».
Una proposta quella dei sindacati ferraresi che sicuramente farà discutere e alzerà il dibattito sul futuro degli enti locali anche in considerazione del vuoto istituzionale che si è creato con la riforma sulle province lasciata a metà, con le conseguenze deleterie che tutte le amministrazioni provinciale stanno toccando con mano per mancanza di fondi adeguati a garantire la copertura dei servizi fondamentali.
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