L’aglio di Voghiera risorsa del territorio
Confronto sul prodotto caratteristico con l’assessore regionale Caselli Il segreto della filiera corta per essere competitivi sul mercato internazionale
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Il Consorzio Produttori Aglio di Voghiera ha ricevuto ieri nella sede di Borgo “Le Aie” la visita di Simona Caselli, assessore all’Agricoltura della Regiona Emilia-Romagna. Si è trattato di un importante momento di incontro e di confronto fra le istituzioni e gli operatori agricoli della filiera dell’Aglio di Voghiera DOP. Erano presenti rappresentati del Comune di Voghiera, della Camera di Commercio e delle imprese impegnate nella produzione e commercializzazione del prodotto agricolo.
«L’aglio di Voghiera D.O.P. rappresenta sicuramente una risorsa, non solo per i benefici salutari, ma per l’agricoltura della zona, centro di una crescita produttiva e conoscitiva esplosa nell’ultimo decennio a livello non solo nazionale ma anche internazionale – ha introdotto Chiara Cavicchi, sindaco di Voghiera - erano 120 gli ettari coltivati nel solo 2016, di cui circa 80 quintali di produzione media per ettaro (ma si possono raggiungere anche i cento quintali) sul mercato.
«Produrre aglio D.O.P. - spiega il presidente del Consorzio, Neda Barbieri - è stato più oneroso in questi anni, comunque una scommessa vinta: gravoso sui piccoli produttori, anche se la tradizione a Voghiera è viva. Ormai il nostro aglio è conosciuto, tanto che il consumatore finale va a cercare il D.O.P. in ogni fiera del settore e ogni anno ritorna per cercare quel preciso prodotto. Non ha importanza se non conosce dove si trovi il territorio di produzione ma ha collegato il nome Voghiera e il proprio aglio a qualità e benessere, e questo ci basta».
«L’aglio di Voghiera ha un proprio biotipo, fisicamente diverso dagli altri come testimonia la mappatura Dna dell’Università di Ferrara, ma il sapore , sottolinea Barbieri, è inequivocabile. Ma tutto questo successo è anche il risultato di un insieme di elementi che combinati hanno portato a questo successo».
Il presidente del consorzio parla principalmente di fattori economici: la presenza di una Banca del territorio (allora Credibo oggi Aemilbanca) che ha creduto subito nel progetto, la giusta collaborazione tra Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio, Comune e Università per far sintesi su un disciplinare unico e condiviso e sulla presenza di un nucleo forte di agricoltori che messe da parte divisioni hanno lavorato per produrre e poi promuovere il “loro” aglio.
L'assessore regionale Simona Caselli, che non ha nascosto la soddisfazione di essere venuta personalmente nella sede del Consorzio è ritornata più di una volta sull'Aglio di Voghiera come esempio vincente e concreto di filiera corta che superando ogni tipo di ostacolo attraverso la sinergia di più enti, utilizzando nel miglior modo possibile le disponibilità dei piani di sviluppo rurale e dei finanziamenti comunitari, oggi può presentarsi sul mercato internazionale e ottenere anche soddisfazione economica per i propri operatori. Questo è – secondo l'assessore – l'unico modello da seguire».
Lauro Casoni
«L’aglio di Voghiera D.O.P. rappresenta sicuramente una risorsa, non solo per i benefici salutari, ma per l’agricoltura della zona, centro di una crescita produttiva e conoscitiva esplosa nell’ultimo decennio a livello non solo nazionale ma anche internazionale – ha introdotto Chiara Cavicchi, sindaco di Voghiera - erano 120 gli ettari coltivati nel solo 2016, di cui circa 80 quintali di produzione media per ettaro (ma si possono raggiungere anche i cento quintali) sul mercato.
«Produrre aglio D.O.P. - spiega il presidente del Consorzio, Neda Barbieri - è stato più oneroso in questi anni, comunque una scommessa vinta: gravoso sui piccoli produttori, anche se la tradizione a Voghiera è viva. Ormai il nostro aglio è conosciuto, tanto che il consumatore finale va a cercare il D.O.P. in ogni fiera del settore e ogni anno ritorna per cercare quel preciso prodotto. Non ha importanza se non conosce dove si trovi il territorio di produzione ma ha collegato il nome Voghiera e il proprio aglio a qualità e benessere, e questo ci basta».
«L’aglio di Voghiera ha un proprio biotipo, fisicamente diverso dagli altri come testimonia la mappatura Dna dell’Università di Ferrara, ma il sapore , sottolinea Barbieri, è inequivocabile. Ma tutto questo successo è anche il risultato di un insieme di elementi che combinati hanno portato a questo successo».
Il presidente del consorzio parla principalmente di fattori economici: la presenza di una Banca del territorio (allora Credibo oggi Aemilbanca) che ha creduto subito nel progetto, la giusta collaborazione tra Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio, Comune e Università per far sintesi su un disciplinare unico e condiviso e sulla presenza di un nucleo forte di agricoltori che messe da parte divisioni hanno lavorato per produrre e poi promuovere il “loro” aglio.
L'assessore regionale Simona Caselli, che non ha nascosto la soddisfazione di essere venuta personalmente nella sede del Consorzio è ritornata più di una volta sull'Aglio di Voghiera come esempio vincente e concreto di filiera corta che superando ogni tipo di ostacolo attraverso la sinergia di più enti, utilizzando nel miglior modo possibile le disponibilità dei piani di sviluppo rurale e dei finanziamenti comunitari, oggi può presentarsi sul mercato internazionale e ottenere anche soddisfazione economica per i propri operatori. Questo è – secondo l'assessore – l'unico modello da seguire».
Lauro Casoni
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