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Nell’auto il telefono di Marcello  

Nell’auto il telefono di Marcello  

L’aveva Eder in fuga da Valencia. E il casco che usava diventa prova dell’omicidio

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Nell’auto usata da Eder Guidarelli per tornare da Valencia all’Italia, a Ventimiglia, dove si era costituito-presentato ai carabinieri, sono stati trovati diversi oggetti, tutti sequestrati, tutti ora sotto esame del Ris e dei tecnici: tra questi reperti ci sarebbe anche il telefonino di Marcello Cenci, che Eder Guidarelli gli avrebbe preso la notte dell’agguato sotto la casa di Valencia, dopo averlo ucciso. Una prova, oggettiva, che si va a sommare ad altre che indicano la responsabilità di Eder nella morte dell’amico. Eder dovrà spiegare perchè l’aveva con sè, come dovrà anche spiegare i motivi per cui, a quell’incontro - che lui ammette di aver avuto con Marcello Cenci la notte di domenica a Valencia - si fosse presentato con in mano un casco integrale scuro. Come indicano i testimoni, i tre abitanti della casa di calle Llovera, verbalizzati dalla polizia spagnola. Il casco, sarebbe, secondo gli inquirenti, un’altra prova della premeditazione e anche della mente disturbata di Eder. Perchè presentarsi, facendosi riconoscere da altri, con un casco in mano all’agguato programmato, pensato nel weekend di pausa dal lavoro, a 1500 km di distanza da casa, ingannando famiglia e tutti dicendo di essere nel Modenese con una nuova fidanzata? Quel casco poteva esser un diversivo, per convincere gli abitanti del palazzo ad aprirgli la porta (di notte, fingendosi amico di Marcello). E poi indossato per non farsi riconoscere da Marcello Cenci, nascondendo dentro il casco faccia e pensieri malati, una sorta di barriera tra lui e l’amico che aveva deciso di uccidere.

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