La Nuova Ferrara

Ferrara

Non erano maltrattamenti: assolto 

Accusato di violenze sulla moglie. «Ma mi sono comportato male e chiedo scusa»

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Ha ammesso di aver attraversato un momento difficile, per la perdita del lavoro e la morte del padre. Si è dichiarato dispiaciuto e si è scusato per tutte le intemperanze e il comportamento riprovevole che ha avuto nei confronti della moglie (da cui ora è separato), ma ha negato di aver alzato le mani su di lei, o di averla minacciata di morte. E il giudice gli ha creduto, assolvendolo dall’accusa di maltrattamenti in famiglia perché il fatto non sussiste.

L’imputato, difeso dagli avvocati Gianni Ricciuti e Vittorio Zappaterra, era finito a processo dopo che la moglie lo aveva denunciato per diversi episodi di violenza in famiglia. I due, sposati da dieci anni, si erano trasferiti nel Ferrarese da un’altra città nel 2010. Da quel momento, e per i tre anni successivi, secondo l’ex moglie l’uomo avrebbe trasformato la loro quotidianità in un inferno, con atteggiamenti da padre-padrone che sarebbero scattati per i motivi più disparati: gelosia per uno sguardo, il cibo non pronto o non gradito, una risposta brusca.

Il racconto dell’ex moglie parlava di botte con calci, pugni e schiaffi anche alla presenza del figlio minorenne; bottiglie di birra prese dal frigo e scagliate addosso alla donna, così come qualunque oggetto trovato sulla tavola; minacce di morte estese anche alla suocera, una volta puntando il coltello alla gola della moglie; insulti irripetibili. Di fronte a tutta questa aggressività, una sera la donna era anche scappata di casa andando a dormire nei campi, ed erano poi intervenuti (come risulta) anche i carabinieri. Accuse che la donna ha confermato al dibattimento senza recedere di un passo.

Molti i testimoni ascoltati in aula: tutti hanno descritto una situazione molto tesa e conflittuale in famiglia, ma nessuno ha potuto supportare nei dettagli i singoli episodi contestati.

Anche l’imputato ha accettato di essere sottoposto all’esame del Tribunale, ammettendo appunto di avere avuto atteggiamenti deprecabili (un armadio danneggiato con un pugno, discussioni dai toni accesi, la borsetta della moglie tagliata con il coltello), ma respingendo le altre accuse di violenza, botte e minacce di morte. L’uomo si è anche scusato per la sua passata condotta dovuta, ha spiegato, a dolorose vicende personali che gli avevano prodotto uno stato di grande stress.

Al termine anche la pubblica accusa (vice procuratore onorario Renzo Simionato) si è associata alla difesa chiedendo l’assoluzione. Richieste accolte dal giudice Luca Marini che, ritenendo che comportamenti accertati nel corso del dibattimento non configurassero il reato di maltrattamenti in famiglia, ha assolto l’imputato perché il fatto non sussiste. L’uomo ha reagito alla sentenza con un pianto liberatorio. (a.m.)



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