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Ferrara

Uno studio di ricercatori di Unife e dell’università di verona 

Così l’osso si riforma grazie alle cellule staminali

Così l’osso si riforma grazie alle cellule staminali

Un gruppo di ricerca coordinato dal professor Mauro Tognon, di Unife, ha individuato i meccanismi genetici attraverso i quali è possibile ricostituire l’osso che ha subito un danno grave a causa di...

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Un gruppo di ricerca coordinato dal professor Mauro Tognon, di Unife, ha individuato i meccanismi genetici attraverso i quali è possibile ricostituire l’osso che ha subito un danno grave a causa di un trauma o di una malattia. La ricerca, recentemente pubblicata sulla rivista Faseb Journal, organo ufficiale della Federazione Americana delle Società di Biologia Sperimentale, è stata eseguita su un biomateriale innovativo che ha dimostrato di rendere più agevole ed efficace la fase rigenerativa dell’osso. In particolare, come conferma il professor Tognon, il biomateriale ha rivelato una migliore capacità rispetto ad altri nell’indurre le cellule staminali tratte da tessuto adiposo dell’adulto a differenziarsi in tessuto osseo. «Questa particolarità - aggiunge Tognon - è molto spiccata perché il tessuto osseo si riforma legandosi in modo “naturale” con l’osso preesistente». Un processo di “fusione” che consente migliorare la qualità dell’intervento. Il gruppo di lavoro estense, che ha collaborato con ricercatori dell’Odontoiatria e del Maxillo Facciale dell’Università di Verona, ha saggiato diversi tipi di biomateriale che viene impiegato nelle ricostruzioni ossee confermando le prestazioni in particolare di un “supporto” che aveva già attirato l’attenzione degli studiosi veronesi. La metodica rigenerativa è fondamentale per gli specialisti ortopedici, per i dentisti (quando si innestano gli impianti sull’osso che deve essere ampliato e irrobustito) e negli interventi chirurgici sulle ossa della testa (maxillo-facciale).

Il lavoro dei ricercatori ferraresi ha avuto una duplice valenza: ha consentito di fissare una metodica (l’impiego delle cellule staminali tratte da tessuto adiposo in grado di differenziarsi in cellule ossee) e ha individuato la componente genetica in grado di lanciare il processo di differenziazione.

Il prelievo di tessuto adiposo dal paziente consente di “personalizzare” il trattamento e di ottimizzare il risultato. «Si sta aprendo una frontiera che potrebbe garantire risultati simili anche per le cartilagini o i vasi - ha precisato Tognon - Un altro passo in avanti nella medicina rigenerativa per la produzione dei nostri “pezzi di ricambio” senza ricorrere a donatori di organi, apparati e tessuti». Gli esperimenti sono stati condotti principalmente in laboratorio dalla dottoressa Elisa Mazzoni e da colleghi dei Laboratori di Biologia cellulare e Genetica molecolare dell’Università di Ferrara, mentre la ricerca clinica è stata eseguita dal prof. Antonio D’Agostino e da colleghi del Dipartimento di Odontoiatria e Maxillo-Facciale dell’Università di Verona. I ricercatori che hanno partecipato allo studio sono: Elisa Mazzoni, Antonio D’Agostino, Marco Manfrini, Stefania Maniero, Andrea Puozzo, Elena Bassi, Stefano Marsico, Cinzia Fortini, Lorenzo Trevisiol, Simone Patergnani e Mauro Tognon.



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