stasera la celebrazione
Il vescovo Zuppi ricorda il martire sant’Elia di Reno
RENO CENTESE. Sarà il vescovo Matteo Zuppi stasera a Reno Centese a “fare memoria” di sant’Elia martire. A dare l’appuntamento nella tensochiesa del paese, alla messa delle 20.30 che verrà celebrata...
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RENO CENTESE. Sarà il vescovo Matteo Zuppi stasera a Reno Centese a “fare memoria” di sant’Elia martire. A dare l’appuntamento nella tensochiesa del paese, alla messa delle 20.30 che verrà celebrata dal vescovo di Bologna, è il parroco don Marco Ceccarelli. Al termine la benedizione del “totem” illustrativo di sant’Elia, uno dei sette che legano in un percorso anche ideale, la casa natale di Elia e la chiesa parrocchiale.
«Contempleremo – riferisce don Marco - un uomo sincero ma anche riscopriremo che la chiesa non è fatta per le porte chiuse o per i piccoli orizzonti. La Missione, il mondo ed il Vangelo sono le sue coordinate. Spesso le piccole frazioni suggeriscono l’idea del poco e dell’abbandono; a volte è così».
La vicenda di Pietro Giuseppe Facchini diventato prima padre Elia, francescano, e poi sant’Elia martire, prende le mosse infatti dalla campagna ferrarese di Reno Centese nel 1839: «La storia pare non essere grande esperta di geografia: grandi uomini nascono in posti assai piccoli e quasi dimenticati. Nella vita della Chiesa accade di frequente, spesso ad indicare un modo diverso che Dio ha di guardare il mondo. Laddove la vita mantiene maniere umane, laddove anche il caos e la fretta vengono rallentati, forse è più facile mettersi in ascolto di Dio». Uomo vivace, allegro, pronto allo scherzo mostrò un’intelligenza sorprendente ed uno spirito di preghiera e sacrificio considerevoli. Malato ed indebolito non scappò davanti alla persecuzione in cui trovò la morte il 9 luglio del 1900 insieme a 120 confratelli, per lo più religiosi francescani.
«Contempleremo – riferisce don Marco - un uomo sincero ma anche riscopriremo che la chiesa non è fatta per le porte chiuse o per i piccoli orizzonti. La Missione, il mondo ed il Vangelo sono le sue coordinate. Spesso le piccole frazioni suggeriscono l’idea del poco e dell’abbandono; a volte è così».
La vicenda di Pietro Giuseppe Facchini diventato prima padre Elia, francescano, e poi sant’Elia martire, prende le mosse infatti dalla campagna ferrarese di Reno Centese nel 1839: «La storia pare non essere grande esperta di geografia: grandi uomini nascono in posti assai piccoli e quasi dimenticati. Nella vita della Chiesa accade di frequente, spesso ad indicare un modo diverso che Dio ha di guardare il mondo. Laddove la vita mantiene maniere umane, laddove anche il caos e la fretta vengono rallentati, forse è più facile mettersi in ascolto di Dio». Uomo vivace, allegro, pronto allo scherzo mostrò un’intelligenza sorprendente ed uno spirito di preghiera e sacrificio considerevoli. Malato ed indebolito non scappò davanti alla persecuzione in cui trovò la morte il 9 luglio del 1900 insieme a 120 confratelli, per lo più religiosi francescani.
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