Pomodoro, la ricetta tutta bondenese per battere la crisi
BONDENO. La crisi del settore del pomodoro, anche nel Ferrarese, fa ancora sentire i suoi effetti. Ma a scongiurare un segmento dell’agricoltura in difficoltà potrebbe arrivare un modello di...
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BONDENO. La crisi del settore del pomodoro, anche nel Ferrarese, fa ancora sentire i suoi effetti. Ma a scongiurare un segmento dell’agricoltura in difficoltà potrebbe arrivare un modello di produzione dal “basso”, capace di creare un nuovo indotto (anche per i piccoli produttori). Nasce in questo spirito la promozione del primo marchio “Deco” (Denominazione comunale di origine) applicato ad una conserva realizzata quasi a chilometro zero (nella vicina XII Morelli) con l’80% per cento circa di pomodori del territorio matildeo. Frazioni incluse. Il nuovo brand, diffuso in circa duecento tra supermercati e ipermercati regionali,
Il nuovo brand, è stato diffuso in circa 200 tra supermercati e ipermercati della regione, tutta la fiera che si è svolta in giugno è stata all’insegna del pomodoro: con anche le attività ristorative impegnate a creare piatti a base della nuova creazione dello stabilimento Cavicchi. E già si ragiona in prospettiva, per sancire ulteriormente la valenza sulla storicità e lavorazione del pomodoro sul territorio (si pensi alla Satpaa, la cui ciminiera fu abbattuta dopo il sisma, ndr). Iniziative come quella di una conserva “Made in Bondeno” rientrano, secondo Ezio Redeghieri (Coop Alleanza 3.0), tra i «progetti che stiamo curando di rivalutazione e restituzione di valore alle campagne, ed alle loro attività. Ad esempio, dei caseifici abbandonati. In grado di creare una ricaduta economica locale e un “senso di comunità”».
Di qui il concetto di “filiera calda”, di comunità, che si contrappone alla “filiera fredda” di prodotti omologati e provenienti dall’estero che non appassiona il consumatore. Produzioni locali, insomma, e filiere corte, contro la crisi del settore del pomodoro? «Il senso – dice Redeghieri – è proprio quello. Non c’era bisogno di una nuova conserva, ma l’idea di fare “comunità” con i produttori, riuscendo a retribuirli ha convinto subito l’imprenditore Cavicchi, con cui la trattativa è durata solo pochi minuti, perché c’è stata sintonia su tutto. Condividendo un percorso su come comunicare un prodotto di qualità». Il quale, e questa è la novità più importante, «è assolutamente competitivo e non costerà più degli altri», ha fatto capire lo stesso Cavicchi. «Questo è il primo progetto di questo tipo in Italia – rivela l’imprenditore, che produce la passata “La Bondeno” – altri ci stanno seguendo». La crisi generalizzata del settore, insomma, si può contrastare anche così. Dal basso. (mi.pe.)
Il nuovo brand, è stato diffuso in circa 200 tra supermercati e ipermercati della regione, tutta la fiera che si è svolta in giugno è stata all’insegna del pomodoro: con anche le attività ristorative impegnate a creare piatti a base della nuova creazione dello stabilimento Cavicchi. E già si ragiona in prospettiva, per sancire ulteriormente la valenza sulla storicità e lavorazione del pomodoro sul territorio (si pensi alla Satpaa, la cui ciminiera fu abbattuta dopo il sisma, ndr). Iniziative come quella di una conserva “Made in Bondeno” rientrano, secondo Ezio Redeghieri (Coop Alleanza 3.0), tra i «progetti che stiamo curando di rivalutazione e restituzione di valore alle campagne, ed alle loro attività. Ad esempio, dei caseifici abbandonati. In grado di creare una ricaduta economica locale e un “senso di comunità”».
Di qui il concetto di “filiera calda”, di comunità, che si contrappone alla “filiera fredda” di prodotti omologati e provenienti dall’estero che non appassiona il consumatore. Produzioni locali, insomma, e filiere corte, contro la crisi del settore del pomodoro? «Il senso – dice Redeghieri – è proprio quello. Non c’era bisogno di una nuova conserva, ma l’idea di fare “comunità” con i produttori, riuscendo a retribuirli ha convinto subito l’imprenditore Cavicchi, con cui la trattativa è durata solo pochi minuti, perché c’è stata sintonia su tutto. Condividendo un percorso su come comunicare un prodotto di qualità». Il quale, e questa è la novità più importante, «è assolutamente competitivo e non costerà più degli altri», ha fatto capire lo stesso Cavicchi. «Questo è il primo progetto di questo tipo in Italia – rivela l’imprenditore, che produce la passata “La Bondeno” – altri ci stanno seguendo». La crisi generalizzata del settore, insomma, si può contrastare anche così. Dal basso. (mi.pe.)
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