Rami ed erba alta vanno sotto accusa «Strade pericolose»
Mesola, segnalazioni di alcuni cittadini per la scarsa visibilità Il sindaco Padovani: «Interverremo ma si limiti la velocità»
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MESOLA. In tempi di ristrettezza di risorse, tra i problemi che affliggono le amministrazioni pubbliche c’è anche quello del falcio dell’erba, che durante la primavera e l’estate deve essere un’operazione ricorrente.
Un cittadino di Mesola, Fabrizio Fabbri, ha percorso per intero con la sua autovettura la via Boschetto, che collega Mesola alla frazione di Santa Giustina, prendendo nota e scattando foto di rami e foglie che occultano i segnali stradali.
Le radici degli alberi dei pini, presenti in gran numero nelle zone boschive e pinetate, anche a Mesola creano fastidiose interferenze alla viabilità, oltre a danneggiare la sede stradale. Per Fabbri la priorità è una potatura urgente dei rami «anche perché oltre a coprire i segnali stradali, compreso quello di località, sono un pericolo per la sicurezza stradale. I camion sfiorano le fronde e gli arbusti delle piante si sono protesi verso la strada. Ho raccolto lamentele di altri residenti - afferma l'uomo - e le ho sottoposte all’attenzione del sindaco».
Interpellato intorno alla problematica, il primo cittadino Gianni Michele Padovani, ci tiene a mettere le cose in fila. «Per la riduzione dei rami sulla via Cristina, che porta a Torre Abate, abbiamo speso una somma intorno ai 50mila euro - spiega il sindaco -, con un importante intervento di taglio dei rami e di messa in sicurezza. Ci sono anche radici che creano disagio alla viabilità. Sono stati fatti lavori non risolutivi».
Il problema dei pini, alberi molto diffusi anche sulla costa, è quello derivante da un apparato radicale che tende ad estendersi molto in superficie, danneggiando asfalto e marciapiedi. «Il problema permane - riconosce il sindaco -; è fondamentale ridurre la velocità. Non vorrei considerare l'idea di toglierli».
Per quanto riguarda invece la via Boschetto, entrano in gioco le autorizzazioni della Provincia di Ferrara e dei Carabinieri forestali. «In tutti i Comuni ci sono alberi lungo le strade - ricorda Padovani -, da noi ci sono più boschi e pinete. Ci faremo carico di trovare una soluzione di concerto con le altre istituzioni».
Katia Romagnoli
Un cittadino di Mesola, Fabrizio Fabbri, ha percorso per intero con la sua autovettura la via Boschetto, che collega Mesola alla frazione di Santa Giustina, prendendo nota e scattando foto di rami e foglie che occultano i segnali stradali.
Le radici degli alberi dei pini, presenti in gran numero nelle zone boschive e pinetate, anche a Mesola creano fastidiose interferenze alla viabilità, oltre a danneggiare la sede stradale. Per Fabbri la priorità è una potatura urgente dei rami «anche perché oltre a coprire i segnali stradali, compreso quello di località, sono un pericolo per la sicurezza stradale. I camion sfiorano le fronde e gli arbusti delle piante si sono protesi verso la strada. Ho raccolto lamentele di altri residenti - afferma l'uomo - e le ho sottoposte all’attenzione del sindaco».
Interpellato intorno alla problematica, il primo cittadino Gianni Michele Padovani, ci tiene a mettere le cose in fila. «Per la riduzione dei rami sulla via Cristina, che porta a Torre Abate, abbiamo speso una somma intorno ai 50mila euro - spiega il sindaco -, con un importante intervento di taglio dei rami e di messa in sicurezza. Ci sono anche radici che creano disagio alla viabilità. Sono stati fatti lavori non risolutivi».
Il problema dei pini, alberi molto diffusi anche sulla costa, è quello derivante da un apparato radicale che tende ad estendersi molto in superficie, danneggiando asfalto e marciapiedi. «Il problema permane - riconosce il sindaco -; è fondamentale ridurre la velocità. Non vorrei considerare l'idea di toglierli».
Per quanto riguarda invece la via Boschetto, entrano in gioco le autorizzazioni della Provincia di Ferrara e dei Carabinieri forestali. «In tutti i Comuni ci sono alberi lungo le strade - ricorda Padovani -, da noi ci sono più boschi e pinete. Ci faremo carico di trovare una soluzione di concerto con le altre istituzioni».
Katia Romagnoli
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