Quell’estate del terrore porta solo la sua firma
Igor sceglieva dove e chi rapinare: giovedì il processo per i colpi in casa del 2015 Tra le vittime, Emma Santi, 93enne, legata per giorni non si riprese dallo choc
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Non ha ucciso, ma è come se l’avesse fatto, nelle rapine violente che Igor/Norbert ha messo a segno nell’estate del terrore 2015 assieme a Ivan Pajdek e Patrik Ruszo, i due del delitto Tartari, il primo condannato 30 anni, il più giovane all’ergastolo. E tutti e tre insieme dovranno esser processati giovedì prossimo, in tribunale, per quelle tre rapine violente a Villanova di Denore (26 luglio), Mesola (30 luglio) e Coronella (5 agosto). Nella rapina a Mesola, in casa di Emma Santi, all’ anziana di 93 anni rubarono, soprendendola di notte, i pochi preziosi che aveva addosso; poi la lasciarono legata con fascette elettriche ai polsi e imbavagliata per 2 giorni e mezzo, prima che la salvassero i vicini che non vendendola allertarono il figlio che la trovò viva in casa, ma «da allora non fu più lei», spiegò poi il figlio Bruno Mangolini: «si è spenta piano piano, dopo quello choc».
La colpa di Igor è quella della scelta degli obiettivi dei furti in casa e delle rapine: era lui diventato ferrarese a tutti gli effetti, nel suo peregrinare e grazie ai contatti del sottobosco criminale su cui faceva affidamento (le stesse persone, centinaia, controllate in questi mesi tra Ferrara, Argenta, Portomaggiore e Berra) a indicare dove e come rubare. Igor assieme a Pajdek - lo ricordiamo - aveva rubato anche nella casa di Tartari: gasolio e attrezzi agricoli, prima della tragedia dell’omicidio del pensionato. E ad accusarlo è l’ex amico, compagno di cella e di sventure, lo stesso Pajdek che conosce Igor dal 2005. Insieme rapinarono e sequestrarono in casa, Cristina e Giulio Bertelli, figlia e padre, a Coronella. E insieme massacrarono di botte, a Villanova di Denore, Alessandro Colombani per 70 euro e il bancomat. E lui promette: «Al processo guarderò in faccia i miei aguzzini, lo farei anche con Igor, non ho paura. E gli chiederei solo: perchè tutto questo?».
La colpa di Igor è quella della scelta degli obiettivi dei furti in casa e delle rapine: era lui diventato ferrarese a tutti gli effetti, nel suo peregrinare e grazie ai contatti del sottobosco criminale su cui faceva affidamento (le stesse persone, centinaia, controllate in questi mesi tra Ferrara, Argenta, Portomaggiore e Berra) a indicare dove e come rubare. Igor assieme a Pajdek - lo ricordiamo - aveva rubato anche nella casa di Tartari: gasolio e attrezzi agricoli, prima della tragedia dell’omicidio del pensionato. E ad accusarlo è l’ex amico, compagno di cella e di sventure, lo stesso Pajdek che conosce Igor dal 2005. Insieme rapinarono e sequestrarono in casa, Cristina e Giulio Bertelli, figlia e padre, a Coronella. E insieme massacrarono di botte, a Villanova di Denore, Alessandro Colombani per 70 euro e il bancomat. E lui promette: «Al processo guarderò in faccia i miei aguzzini, lo farei anche con Igor, non ho paura. E gli chiederei solo: perchè tutto questo?».
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