Caso Bergamini, riesumata la salma del calciatore per la nuova inchiesta
Boccaleone, la sorella del calciatore: «Fatto oggi quello che si doveva fare ventisette anni fa». Il sindaco Fiorentini: un passo importante verso la verità
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BOCCALEONE. «Quello che è stato fatto oggi doveva essere fatto 27 anni fa», sono le poche parole dette da Donata Bergamini, sorella di Denis, il calciatore originario di Argenta morto nel novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico (Cosenza). All’epoca si parlò di suicidio ma la sorella in primis e a seguire i familiari e tutte le persone che conoscevano il centrocampista, non hanno mai creduto a questa tesi. Fin da subito Donata Bergamini si è impegnata affinché venisse fatta chiarezza sulla morte del fratello.
Ieri, dopo la decisione presa dal Gip del tribunale di Castrovillari, Teresa Riggio, in accoglimento della richiesta del procuratore della Repubblica, Eugenio Facciolla, che aveva riaperto l’inchiesta sulla morte di Bergamini, il corpo del calciatore è stato riesumato. L’ipotesi è che il giocatore in quella notte di fine anni Ottanta non si sarebbe fatto travolgere volontariamente da un camion in transito lungo la statale 106 Jonica, come finora si è ritenuto; la sua morte, invece, sarebbe stata provocata da un «omicidio aggravato premeditato in concorso».
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La salma di Denis Bergamini è stata per questo riesumata ieri pomeriggio e trasferita all’istituto di medicina legale di Ferrara, all’ospedale Sant’Anna di Cona. Qui, proprio in queste ore si stanno eseguendo le analisi con strumenti di ultima generazione alla ricerca di indizi e risposte
«È un momento importante per la famiglia, gli amici e tutta la comunità di Argenta - ha affermato il sindaco Antonio Fiorentini -. Essere qui non era solo importante ma anche doveroso perché finalmente oggi (ieri per chi legge, ndr) si è fatto un passo avanti verso la giustizia. Da quasi trent’anni la famiglia aspetta di sapere la verità e noi con lei; forse finalmente riusciremo a far luce su questo caso».
Alle 17 il cimitero di Boccaleone ha chiuso al pubblico, in anticipo di tre ore rispetto l’orario estivo canonico. Attaccato al cancello l’ordinanza emanata dal sindaco che avvisa i cittadini. Intorno le 17.30 sono arrivati periti, tecnici e operatori che hanno lavorato per oltre un’ora per estrarre la bara dalla tomba di famiglia.
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Oltre ai già citati Fiorentini e Donata Bergamini e alle parti tecnico-legali, fuori dalle mura del camposanto di Boccaleone si era formato anche un piccolo capannello di persone interessate, come del resto moltissime in Italia (e basta fare un giro veloce sui social network per farsene un’idea), ad avere notizie su questa triste vicenda che si trascina da quasi trent’anni.
«Questo momento - ha spiegato Rita Gavioli dello studio legale Anselmo, avvocato della famiglia Bergamini - è molto importante per noi. Rappresenta il punto di partenza per cercare di dimostrare tutto quello che la famiglia sta dicendo da quasi trent’anni».
La bara è stata portata a Cona ieri intorno le 19.30 e già nel corso della serata e della notte sono iniziate le prime operazioni, i primi esami: tac total body e autopsia. «I primi controlli, svoltisi direttamente in loco - prosegue la Gavioli - sono serviti per verificare che nel corso degli anni non vi fossero state manomissioni alla tomba e alla bara e, fortunatamente, non ce ne sono state. Dopo i primi esami sul corpo verranno fatte anche comparazioni tra i prelievi e i risultati odierni e quelli di tanti anni fa». Insomma, la strada è ancora lunga ma la riesumazione del corpo e l’autopsia, rappresentano un momento storico e di svolta nel caso Bergamini.
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