Sotto accusa il capo degli anarchici
Per le proteste di solidarietà ai detenuti No Tav davanti al carcere tre anni fa
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Manifestazione non organizzata, imbrattamento lesioni e tentate lesioni, interruzione di pubblico servizio: una sfilza di reati per cui Francesco Magnani, un 30enne ferrarese, conosciuto in città dagli investigatori della Digos per le frequentazioni degli ambienti anarco-insurrezionalisti, deve difendersi nel processo che ieri ha visto sfilare davanti al giudice Carlo Negri gli ispettori della Digos intervenuti e che fecero le indagini e la ex dirigente Rosaria Broccoletti, in merito a tre manifestazioni che vennero promosse dall’area anarchica in solidarietà ad alcuni detenuti nel carcere dell’Arginone arrestati e posti in regime di isolamento per le proteste No Tav. Al centro del processo tre manifestazioni di tre anni fa, 15 febbraio, 9 marzo e 30 marzo 2014, durante le quali vennero esplosi petardi potenti, uno dei questi rischiò di colpire proprio ispettori e dirigente Digos, sfiorati di pochi centimetri, venne occupata via Arginone davanti al carcere, venne ferito un agente con uno spray al peperoncino. Magnani si trova a processo perché, come referente a Ferrara dell’area anarchica e promotore delle proteste avendo lui stesso chiesto autorizzazione della manifestazione indicando la presenza di 15 persone che diventarono oltre un centinaio, deve rispondere di questi reati. Questa la tesi della procura che non potendo processare chi materialmente ha fatto ciò che è ritenuto reato, ha indicato lui come responsabile, sulla base delle indagini della Digos. Ieri in aula sono state visionate foto delle manifestazione e dei manifestanti, le sintesi dei video e analizzati i riscontri sulle manifestazioni: Magnani era sempre in testa ai cortei, era lui al megafono che incitava gli altri - e non li dissuadeva dal fare questo o quello, illegale - e il suo nome veniva urlato come referente a Ferrara di ogni richiesta da parte dei detenuti No Tav. Manifestazioni che arrivarono anche in viale Cavour e in Corso Isonzo e non si limitavano all’area attorno al carcere. Ad eccepire su tutte le accuse il legale di Magnani, l’avvocato Grenci che ha sottolineato al giudice e alla pm onoraria Elisa Bovi, il fatto che, comunque, non si ha agli atti e tantomeno dalle testimonianze degli ispettori Digos ieri in aula, la prova di “chi ha fatto cosa”. Chi abbia lanciato petardi, chi abbia di fatto occupato la strada o chi abbia spruzzato spray al peperoncino agli agenti. Agenti della polizia di Padova che almeno il 30 marzo furono impegnati in cariche contro chi manifestava e occupava la strada, visto che srotolarono striscioni bloccando di fatto il traffico. Il processo continua il 26 gennaio con la discussione finale: richiesta dell’accusa e arringa difensiva.Poi la sentenza.
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