perché no: lo studente di legge
«A ciascuno il suo ruolo sociale»
Lorenzo: la stagione non la faccio, non è la mia competenza
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Ho letto l’appello dell’impresa di Gavello per cui il titolare deve ricorrere a manodopera straniera. Io, in quanto studente universitario, non ho intenzione di andare, e non andrò, a raccogliere cocomeri e meloni e non per snobismo nei confronti del lavoro, ma semplicemente perché ritengo che ognuno abbia un suo ruolo nella società.
Ho scelto di studiare a livello accademico, un lavoro a tutti gli effetti, e penso che per la società sia opportuno che possa esprimermi e dare il mio meglio nel contesto in cui mi sono specializzato.
Che senso avrebbe mettere un dirigente d’azienda a friggere patatine? Se devo arrotondare qualcosa andrò a fare il bagnino di salvataggio, un lavoro qualificato e per il quale mi sono abilitato. Oggi funziona così: se non si è specializzati, si fatica e su questo punto bisognerebbe che lo Stato facesse una vera selezione dei “capaci e meritevoli” evitando di ridurre le università a parcheggi e qualificando il valore della laurea.
Son convinto che i miei coetanei che han deciso di iniziare a lavorare non si sottrarrebbero anche a questo lavoro anche se, certo, le paghe non sono esaltanti ma quando si è scelto di non studiare, lo si sapeva. Dal mio punto di vista quindi non mi sento di giudicare chi non va a lavorare in campagna, rifiutando possibili introiti. Ognuno deve essere libero di scegliere il lavoro che più lo coinvolge e gli compete. Sono anche contrario a chi afferma che i giovani di oggi fanno meno sacrifici dei loro genitori.
Lorenzo, 25 anni,
studente di Giurisprudenza
Ho scelto di studiare a livello accademico, un lavoro a tutti gli effetti, e penso che per la società sia opportuno che possa esprimermi e dare il mio meglio nel contesto in cui mi sono specializzato.
Che senso avrebbe mettere un dirigente d’azienda a friggere patatine? Se devo arrotondare qualcosa andrò a fare il bagnino di salvataggio, un lavoro qualificato e per il quale mi sono abilitato. Oggi funziona così: se non si è specializzati, si fatica e su questo punto bisognerebbe che lo Stato facesse una vera selezione dei “capaci e meritevoli” evitando di ridurre le università a parcheggi e qualificando il valore della laurea.
Son convinto che i miei coetanei che han deciso di iniziare a lavorare non si sottrarrebbero anche a questo lavoro anche se, certo, le paghe non sono esaltanti ma quando si è scelto di non studiare, lo si sapeva. Dal mio punto di vista quindi non mi sento di giudicare chi non va a lavorare in campagna, rifiutando possibili introiti. Ognuno deve essere libero di scegliere il lavoro che più lo coinvolge e gli compete. Sono anche contrario a chi afferma che i giovani di oggi fanno meno sacrifici dei loro genitori.
Lorenzo, 25 anni,
studente di Giurisprudenza
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