perché sì: lo studente di economia
«A volte occorre fare sacrifici»
Francesco: ma una volta laureato spero di trovare di meglio
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Sono uno studente, in campagna vado da diverse estati perché la mia famiglia ha bisogno di una mano per sostenere i miei studi.
Si fatica, e non poco, e i guadagni sono bassi però quando c’è il bisogno ci si adatta. Certo gli stranieri in molti casi si accontentano persino di meno.
Non nego che essere pagati a nero spesso dà qualche sollievo in più e tutti, italiani e stranieri, lo preferiscono. Il problema, per la mia esperienza, è che più sono le braccia a disposizione più i prezzi scendono. Questa estate mi son sentito dire che prendevo troppo rispetto agli stranieri.
Poi ci sono molti miei amici che preferiscono andare in spiaggia e al caldo preferiscono il climatizzatore. Non mi sento di condannarli: possono permetterselo.
Certo io ho fatto alcune campagne estive ma non è il mio lavoro: una volta che mi sarò laureato spero di trovare qualcosa di meglio. Sono convinto poi che a volte occorra fare dei sacrifici. Niente a questo mondo ti viene regalato per cui, visto che lavorando in campagna nei mesi estivi riesco a guadagnare qualche soldini, lavoro nella consapevolezza di aiutare la mia famiglia. Avere un figlio da mantenere all’università è un costo oneroso e con la campagna estiva della raccolta della frutta cerco anch’io di dare il mio contributo. Non sono l’unico e non voglio apparire né come eroe, né come martire. In passato erano molti di più i giovani che si rimboccavano le maniche nella stagione estiva per andare a faticare in campagna e raccogliere un po’ di soldi.
Francesco, 25 anni,
studente di Economia
Si fatica, e non poco, e i guadagni sono bassi però quando c’è il bisogno ci si adatta. Certo gli stranieri in molti casi si accontentano persino di meno.
Non nego che essere pagati a nero spesso dà qualche sollievo in più e tutti, italiani e stranieri, lo preferiscono. Il problema, per la mia esperienza, è che più sono le braccia a disposizione più i prezzi scendono. Questa estate mi son sentito dire che prendevo troppo rispetto agli stranieri.
Poi ci sono molti miei amici che preferiscono andare in spiaggia e al caldo preferiscono il climatizzatore. Non mi sento di condannarli: possono permetterselo.
Certo io ho fatto alcune campagne estive ma non è il mio lavoro: una volta che mi sarò laureato spero di trovare qualcosa di meglio. Sono convinto poi che a volte occorra fare dei sacrifici. Niente a questo mondo ti viene regalato per cui, visto che lavorando in campagna nei mesi estivi riesco a guadagnare qualche soldini, lavoro nella consapevolezza di aiutare la mia famiglia. Avere un figlio da mantenere all’università è un costo oneroso e con la campagna estiva della raccolta della frutta cerco anch’io di dare il mio contributo. Non sono l’unico e non voglio apparire né come eroe, né come martire. In passato erano molti di più i giovani che si rimboccavano le maniche nella stagione estiva per andare a faticare in campagna e raccogliere un po’ di soldi.
Francesco, 25 anni,
studente di Economia
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