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Quei tesori dimenticati da ritrovare in bicicletta

Quei tesori dimenticati da ritrovare in bicicletta

Via ciclabile da Sant’Agostino a Bondeno: punti disgiunti di un percorso ideale Il progetto sospeso per il sisma torna in vigore grazie alla giunta di Terre del Reno

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SANT’AGOSTINO. Quando alcuni anni fa Mauro Pareschi lanciò l’idea di una via ciclabile che abbracciasse le meraviglie nascoste tra i territori di Bondeno e Sant’Agostino, pareva che il progetto dovesse realizzarsi a breve. Dopo il terremoto, la questione scivolò in un cassetto. Almeno fino ad oggi, perché la “via dei tesori dimenticati” potrebbe tornare di attualità, nell’opera di rilancio di un turismo lento e sostenibile.

Ci stanno pensando il sindaco di Terre del Reno, Roberto Lodi, e l’assessore alla promozione del territorio, Mirco Marani: «L’idea è quella di unire punti disgiungi di un percorso ideale, ancora non servito da una vera pista ciclabile, ma in buona parte ghiaiato e asfaltato, percorribile in bici – dice Marani –. L’idea di Pareschi è di nostro interesse e vorremmo fare il possibile per rilanciarla ricongiungendo il percorso del palo-alveo del Reno, fino al Panaro».

Il futuro “tracciato” collegherà gli angoli più interessanti del territorio: si potrebbe accedere da via Cavo Napoleonico o da via Quattro Torri, percorrendo un breve tratto di via Frutteti; da via Chiesa a via Luneda, in direzione di Mirabello e dell’oasi Le Pradine, con il suo maneggio di cavalli, fino al museo della civiltà contadina, nella tenuta Soncini-Sessa. Strade dove inserire nel tempo “protezioni” per i ciclisti, cartelli informativi e, magari, soluzioni informatiche per “illustrare il territorio”. Centrale nel percorso sarà via 4 Torri, a Sant’Agostino, che prende il nome dalla vicina Rocca (XVI secolo) lesionata dal sisma, vicino a Molino Boschetti. Da lì si procede per una strada parzialmente asfaltata che costeggia il Cavo, in direzione del Panaro. Procedendo verso «l’antica via Consorziale, che arriva alla provinciale per Casumaro, ed apre una porta d’accesso lungo il territorio dei Canonici Mattei», avverte Marani.

Costeggiando vari casolari che restano la testimonianza di un’economia rurale a rischio di sparizione. «L’idea di un percorso potrebbe rivitalizzare questo paesaggio: sei anni fa – dice Marani – l’idea era quella di realizzare lungo il tracciato alcuni gazebo, come punti di ristoro. Non una spesa insostenibile, come quella di ricoprire le poche buche di una strada che esiste già». Transitando nel cuore di un bosco di noci, frassini e olmi, in un autentico polmone verde, si giunge nella zona nella quale si trovava la tenuta di caccia del duca d’Este e di cui sopravvive un edificio del complesso del 1500, con relative scuderie. Antiche scritture riportano che, nel sottosuolo, si troverebbero i resti di una antica città: “Ansa Regina”, edificata in onore della moglie di Desiderio, ultimo re Longobardo, scomparsa dalle carte dopo l’VIII secolo, secondo lo storico Fausto Malaguti. Dalle bonifiche del terreno riemersero anfore e monete, «l’idea di una città sepolta nel sottosuolo potrebbe alimentare il fascino del futuro percorso», secondo Marani. In grado di abbracciare lungo strade già esistenti tutti i “tesori nascosti” del “Vecchio Reno”.

Mirco Peccenini

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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