Riapre il fornice “ferito”. «Indagini su tutte le Mura»
Ferrara, cemento armato senza più coperture, si estendono le verifiche del Comune. Ma anche la cinta di mattoni ha una “malattia” che porta a frequenti crolli
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FERRARA. Forse già oggi o al massimo domani il fornice di via Tumiati sarà riaperto al traffico dopo le verifiche e i primi interventi da parte dei Beni monumentali del Comune sulla segnalazione dei Vigili del fuoco, che martedì avevano chiesto il transennamento di entrambi i passaggi a causa di possibili problemi strutturali alla volta. I tecnici del Comune hanno completato l’operazione di “battitura” dell’intonaco che copre il cemento armato delle volte, facendo così cadere le superfici ancora a rischio.
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Una prima parte del lavoro era stato svolto nei mesi scorsi, scoprendo così molti sostegni in ferro. Il problema a quanto pare è causato dalla mancata regimazione dell’acqua piovana alla superficie dei fornici: le infiltrazioni conseguenti rovinano il copriferro che a lungo andare rischia di staccarsi e cadere in strada. Il ferro però non può essere lasciato in quelle condizioni a lungo, in quanto le coperture esposte possono rovinarsi, creando problemi di stabilità al cavalcavia. «Per questo motivo, nel giro di qualche settimana, completeremo un’indagine approfondita dello stato di conservazione del calcestruzzo e dei ferri, non solo di quel fornice ma anche di tutti gli altri della cinta muraria, per poi studiare gli interventi - annuncia Natascia Frasson, dirigente dei Beni monumentali - In via Tumiati, in effetti, abbiamo trovato uno stato abbastanza avanzato di degrado».
Si apriranno così altri cantieri sulle Mura, oltre a quelli già attivi in particolare sulla cinta nord, causati da quella che potremmo chiamare “malattia delle Mura”. Si tratta di crolli della parete esterna della cinta, una fascia di mattoni larga 15 centimetri che è semplicemente applicata e non morsata al corpo del manufatto. Così è sufficiente un periodo particolarmente rigido o piovoso, con infiltrazioni d’acqua trasformate in cunei di ghiaccio, per provocare distacchi del foglio esterno di mattoni, così come successo diverse volte nell’inverno scorso. «Stiamo rincorrendo questi distacchi con interventi specifici, raccogliendo e conservando i mattoni caduti» spiega ancora Frasson. È però chiaro che per risolvere il problema servirebbero molti soldi e cantieri su larga scala. (s.c.)
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