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Erba medica “povera” Per gli agricoltori niente premi europei

Erba medica “povera” Per gli agricoltori niente premi europei

Manca ancora la classificazione greening ai fini Pac Scaramagli (Confagricoltura): pasticcio da risolvere subito

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«Non è più possibile aspettare oltre, il problema della classificazione dell’erba medica ai fini Pac deve essere risolto».

Lo afferma il presidente di Confagricoltura Ferrara Pier Carlo Scaramagli, che aggiunge: «Abbiamo nuovamente sollecitato il coordinamento di Agea perché vengano fornite indicazioni agli Organismi pagatori affinché le aziende con campi di erba medica ricadenti in contratti pluriennali possano fornire prova dell’esistenza del contratto e, conseguentemente, vedersi qualificate come ammissibili ai fini greening tali superfici. Ci sono diverse decine di aziende agricole ferraresi che non stanno percependo i premi loro spettanti sul greening, in attesa che si definisca questa assurda questione».

La vicenda risale all’annata 2015, quando i regolamenti comunitari consentivano di derogare agli impegni di inverdimento anche per le aziende con oltre il 75% di superfici destinate a erba e altre piante da foraggio, inclusa l’erba medica. Successivamente tale indirizzo è stato modificato: le leguminose foraggere (tra le quali l’erba medica) coltivate in purezza dovevano essere classificate come vere e proprie colture, con i conseguenti obblighi di inverdimento e di diversificazione. «Fin da subito Confagricoltura ha giudicato questa interpretazione fortemente lesiva degli interessi dei produttori, e ha immediatamente attivato numerose azioni sindacali nei confronti del Ministero e in sede comunitaria, azioni che hanno determinato il riconoscimento, da parte di Bruxelles, delle ragioni di Confagricoltura, concedendo una flessibilità per quanto riguarda le aziende che coltivano erba medica a fronte di obblighi contrattuali sottoscritti in precedenza, che ovviamente debbono essere soddisfatti.

Alle aziende venne consentito di proseguire l’esenzione dagli obblighi di diversificazione e inverdimento nei casi in cui l’agricoltore non può cambiare il proprio ordinamento colturale a causa di obblighi contrattuali preesistenti e ciò fino al completamento del ciclo colturale. Sembrava quindi che il problema fosse stato risolto, sennonché la decisione della Commissione Europea doveva tradursi in una disposizione applicativa da parte dell’Amministrazione Italiana, che non è mai stata emanata, mentre nel frattempo si è provveduto al congelamento dei pagamenti alle aziende dei propri premi. Confagricoltura Ferrara ha ritenuto indispensabile riaccendere i riflettori sul problema, che «di fatto è principalmente ferrarese non solo perché le aziende fanno affidamento sui premi Pac per chiudere i propri bilanci, ma anche perché non si può certo pensare che le aziende “rompano” i propri medicai per rispettare una norma stabilita a posteriori. Sotto il giudizio sono finiti impianti di erba medica piantati prima della definizione delle norme comunitarie e che per caratteristiche proprie, economiche e agronomiche, la coltura della medica è coltura pluriennale. Pertanto il pasticcio deve essere quanto prima risolto. Ci aspettiamo ora una tempestiva e risolutiva risposta».

Andrea Tebaldi



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