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Gli studenti in rivolta «Sfruttati e costretti a pagarci i soggiorni»

di Marcello Pulidori
Gli studenti in rivolta «Sfruttati e costretti a pagarci i soggiorni»

L’Uds contesta duramente la legge sulla Buona Scuola E denuncia: “assunti” per fare le pulizie e spazzare per terra

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Qualche anno fa si chiamavano stage o anche tirocinio. Oggi una legge, denominata della Buona Scuola, ha introdotto una ulteriore formula lessicale: alternanza scuola-lavoro. Sarebbe tutto sommato anche un nome azzeccato, se non fossero arrivate (come continuano ad arrivare) proteste feroci da parte dell’Uds, Unione degli Studenti, che hanno preso già più volte posizione contro questa legge. I motivi? Studenti costretti a pagarsi le trasferte di tasca propria, a seguire attività avulse dall'indirizzo scolastico frequentato (allievi che si sono visti assegnare alla cura di un orto piuttosto che alla pulizia di un pavimento) e a tralasciare per diverse ore lo studio delle discipline di insegnamento settimanali. Peraltro, studenti assegnati alla sede del lavoro d’ufficio dalla propria scuola. Occorre tenere presente che si parla di studenti tra i 17 ed i 19 anni, che stanno per giungere all’esame di maturità.

A Ferrara la nuova e contestata legge riguarda i licei (Ariosto e Roiti) e gli istituti tecnici. Secondo i dati raccolti, il 57% degli studenti intervistati, denuncia ancora l’Uds, «ha partecipato a percorsi di alternanza scuola-lavoro non inerenti al proprio percorso di studi», e 4 su dieci ammettono di essere caduti in situazioni in cui sono stati negati loro diritti, come quello di essere seguiti da un tutor o di non essere stati messi nelle condizioni di studiare. Insomma, il quadro è allarmante.

La “Buona Scuola”, questa legge, ha introdotto la novità già per le terze classi dello scorso anno, esteso quest'anno alle quarte classi: l'obbligo di 200 ore di attività in azienda (musei, enti no profit, associazioni professionali, camere di commercio ed altri enti) se liceali, e 400 per gli studenti iscritti nei percorsi tecnici e professionali da completare nell'arco dell'ultimo triennio di studi.

«Tutto ciò - hanno raccontato alla Nuova un gruppo di 6 studenti - in quanto è stata fatta una legge senza tenere conto delle possibili ricadute negative, che ora si stanno palesando», hanno detto i ragazzi. Inoltre, hanno aggiunto, «c’è la necessità di poter avere uno statuto che regoli i rapporti tra istituzione scuola, studenti e aziende». Per non parlare dell’aspetto economico, per giovani di questa età aspetto per nulla trascurabile: «Sappiamo - ha detto una delle studentesse invitate in redazione - di nostri compagni di classe che sono stati assegnati ad esperienze lavorative, esempio, a Padova. Ebbene, questi ragazzi si sono dovuti pagare vitto, alloggio e altro. Ci sembra una cosa che non sta né in cielo né in terra. Anche perché - hanno proseguito i ragazzi - parliamo di qualcosa come 200/400 ore di alternanza scuola-lavoro, che sono legate ad un giudizio finale del datore di lavoro ed uno della scuola. Non siamo infine mai stati minimamente coinvolti nelle scelte - concludono gli studenti - e speriamo che nei prossimi giorni, o mesi, si possa arrivare ad una serie di manifestazioni pubbliche e mobilitazioni vere proprie, per migliorare questa pessima legge».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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