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travolta da un'auto

Saphira continua a lottare

Saphira continua a lottare

Tra la vita e la morte la bimba di nove anni investita sulla provinciale a Ostellato. L'ultimo bollettino dell'ospedale Bufalini di Cesena di oggi, domenica 16 luglio: "le condizioni restano invariate nella loro gravità"

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OSTELLATO. Il giorno dopo è quello sempre più difficile perché si prende consapevolezza e ci si attacca al filo, sempre più sottile, della speranza.

Le condizioni della piccola Saphira Carli, la bambina di nove anni (dieci a dicembre) finita sotto un’auto lungo la provinciale all’altezza di Campolungo di Ostellato sono disperate. La bimba è ricoverata all’ospedale Bufalini di Cesenza nel reparto di rianimazione e i suoi familiari non si sono mai mossi dalla sala d’attesa. Oggi, domenica 16 luglio, l'ultimo aggiornamento da parte dell'ospedale Bufalini di Cesena parla di "condizioni invariate nella loro gravità".

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«Mi sorella è morta, è morta. Basta scrivere che è ancora viva, non c’è più invece: è mortaaaa». Lo sfogo sulla pagina Faceboook della Nuova Ferrara è di Sara Carli, sorella maggiore di Saphira. Per chi scrive è sempre molto difficile trovare le parole giuste, perché in casi come questi forse non esistono. È nostro dovere verificare e la nota arrivata direttamente dai medici dell’ospedale Bufalini di Cesena è la seguente: «Le condizioni della bambina sono gravissime e la prognosi riservata. È ancora viva». Saphira sta lottando, ci vorrà un miracolo ma finché la spina non verrà staccata, finché i medici non valuteranno che la vita è finita la morte non sarà dichiarata.

La disperazione della famiglia Carli non conosce confini, così come quella di amici e parenti che aspettano notizie. «Restiamo con il fiato sospeso - dice don Luciano - e non possiamo fare altro che pregare». Safyra Carli era appena tornata dal campo solare organizzato dalla parrocchia sui Lidi di Comacchio. Il bus si è fermato proprio davanti casa degli zii della piccola, dalla parte opposta della strada e Safyra è scesa assieme alla cuginetta. Sono passate dalla parte posteriore del bus e hanno attraversato la provinciale. Andrea Stagni, un ragazzo di Ostellato, stava tornando dal lavoro a bordo della sua Fiat Punto quando si è visto la bambina davanti e non ha fatto in tempo a frenare. «Non ho potuto fare niente, niente», continuava a ripetere disperato venerdì alle 13, in mezzo alla strada rovente.

Di chi siano le responsabilità ancora non è dato sapere. I rilievi proseguono e i carabinieri di Portomaggiore, stazione di Ostellato, stanno sentendo tutte le persone che in qualche modo hanno visto l’incidente o hanno prestato i primi soccorsi alla bambina.

In primo luogo bisognerà capire se il bus si è fermato in zona consentita. Generalmente ci sono delle regole molto rigide per quel che riguarda il trasporto dei bambini che devono salire e scendere dal mezzo solo se ci sono tutte le condizioni di sicurezza e devono viaggiare tutti con le cinture allacciate. Safyra e sua cugina sono scese da sole e hanno attraversato la provinciale. Questi al momento sono i fatti raccontati dai testimoni.

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Quindi bisognerà capire se l’auto viaggiava rispettando i limiti e se il conducente avrebbe potuto in qualche modo evitare l’incidente anche se, ed è il caso di segnalarlo, in quel tratto non ci sono attraversamenti pedonali o segnaletica verticale o orizzontale che indichi la fermata del bus. Sarà lunga, ma alla fine le responsabilità verranno fuori. Al momento è tutto congelato e legato alle condizioni della bambina. La rabbia dei genitori, alimentata da un dolore immenso, è tanta. Perché qualcosa, venerdì, non ha funzionato e parlare di tragica fatalità non è sufficiente. Non in questo caso. Due bambine hanno attraversato una delle strade più pericolose d’Italia. Da sole.
 

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