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Sciopero in ateneo A rischio gli esami

Sciopero in ateneo A rischio gli esami

Decine di docenti uniti nella protesta sugli scatti di stipendio Al governo chiesto lo sblocco. Rua: un danno per gli studenti

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«I sottoscritti 5444 professori e ricercatori...». Comincia così la lettera di proclamazione dello sciopero degli esami firmata dai docenti di 79 università ed enti di ricerca italiani.

Tra loro anche alcune decine di accademici ferraresi (una trentina quelli in servizio inclusi nel primo dei due elenchi di firme messe in calce al documento) che annunciano la loro astensione nella sessione autunnale, tra il 28 agosto e il 31 ottobre 2017.

Una notizia che sta facendo in questi giorni il giro d’Italia mettendo in fibrillazione gli studenti intenzionati a presentarsi al primo appello, subito dopo l’estate. I docenti universitari che hanno aderito lamentano il danno economico subìto a causa del blocco degli scatti di stipendio a partire dal triennio 2011-2014. «Parliamo di decine di migliaia di euro se si considera la vita lavorativa di un professore a metà percorso», sottolinea Alessandro Somma, professore di diritto comparato a Giurisprudenza.

«Siamo l’unica delle quattro categorie non contrattualizzate del pubblico impiego (le altre sono la magistratura, la carriera prefettizia e quella diplomatica) ad essere stati “dimenticati”- prosegue il collega Pasquale Nappi, ex presidente di Giurisprudenza ed ex rettore dell’Università di Ferrara, anche lui tra i firmatari della lettera inviata tra gli altri alla presidenza del Consiglio e a diversi ministeri, tra cui quello dell’università e ricerca - Per le altre categorie lo sblocco è da tempo stato superato. E non chiediamo il recupero di tutti gli anni “azzerati”, ma solo il riconoscimento giuridico». «È inammissibile - commenta Somma - il disinteresse mostrato dal governo per la nostra situazione. Siamo una categoria costantemente umiliata, ora abbiamo deciso di alzare la testa». La vertenza è aperta dal 2014: da allora - come precisa la stessa lettera - almeno 10mila professori e ricercatori in Italia hanno aderito ai diversi documenti inviati a Palazzo Chigi e al Quirinale.

Tra le richieste una riguarda lo sblocco degli scatti dall’1 gennaio 2015 anzichè dall’1 gennaio del 2016, l’altra il riconoscimento degli scatti a fini giuridici, con effetti economici da conteggiare a partire dall’1 gennaio del 2015. L’astensione comporterà la cancellazione di un appello degli esami della sessione autunnale. «Ma solo nei casi in cui sono previsti almeno due appelli - assicura Somma, dispiaciuto per i disagi che si riverseranno sugli studenti - abbiamo organizzato uno sciopero “leggero” tenendo anche conto delle esigenze di chi deve dare gli esami». Gli studenti, attraverso Leonardo Uba (Rete Universitaria Attiva), si mostrano «solidali con chi sta sollevando un problema reale. Ma è innegabile che le conseguenze ricadranno almeno su una parte degli iscritti (quelli che chiudono con l’ultimo esame e poi iniziano a lavorare alla tesi, ad esempio). Io credo che lo “sciopero” non sia l’unica strada». Uba intende portare la questione sul tavolo dell’associazione a breve e «non è da escludere un invito ai docenti che hanno aderito nei vari dipartimenti. Possono esserci vie alternative per far sentire la propria voce su una questione di cui non intendiamo negare l’importanza». (gica.)

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