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In ateneo dopo i 70 anni Il rientro dei pensionati

In ateneo dopo i 70 anni Il rientro dei pensionati

Incarichi a titolo gratuito o a contratto, così Unife non rinuncia ai capelli bianchi Il professor Frignani, 73 anni: ultimo anno nel master, è giusto aprire ai giovani

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Escono e rientrano attraverso un sistema di porte girevoli che concede ai pensionati il privilegio di poter allungare la loro vita professionale al servizio dell’università. Succede in tutti gli atenei d’Italia e quello di Ferrara non fa eccezione. Un docente può tornare in ufficio, nonostante il limite d’età fissato dalla legge a 70 anni, con incarichi non retribuiti oppure a contratto. Stesso discorso per il settore amministrativo, che nell’ateneo estense è in sofferenza da qualche anno a causa di una sensibile riduzione dell’organico. Così, tra le aule delle lezioni, gli uffici frequentati dai ricercatori, dagli assegnisti di ricerca e dagli associati che sperano di arrivare alla “Cattedra” la domanda è sempre la stessa: «Perché chi va in pensione può rientrare in ateneo e continuare a ricoprire incarichi? E perché si continua a dire “largo ai giovani” mentre il mondo accademico serra le fila e tende a chiudere gli spazi?».

Paolo Frignani, 73 anni, docente in Psicologia della Comunicazione e in Tecnologia dell’Istruzione e dell’Apprendimento, in pensione da due anni, è condirettore di un Master di 1° livello sulla valutazione del rischio nel campo della salute. «Sto completando il corso biennale, che si conclude quest’anno - spiega Frignani - poi la mia attività in ateneo sarà conclusa. È giusto che a prendere il testimone siano i giovani, l’università ha bisogno di energie fresche e io non ho intenzione di sbarrare la strada a nessuno». Un incarico «gratuito» che, come avviene anche in altri casi, non drena risorse dalle casse dell’università. «Lascerò Unife ma non la “ricerca” - conclude Frignani, impegnato in un match ideale con la condizione di pensionato - perché si resta ricercatori, se veramente si ama la professione, anche fuori dall’università». Un altro caso, spesso citato tra chi frequenta l’ateneo estense, riporta al ruolo del professor Adolfo Sebastiani, ex direttore dell’Oculistica del Sant’Anna, in pensione dal 2014 e poi delegato del rettore con diversi incarichi, come precisa il suo curriculum aggiornato al biennio 2015-2016.

Sebastiani, 73 anni, aveva ingaggiato un conflitto legale con Unife per il mantenimento della docenza, ma nel 2014, raggiunti i 70 anni, dovette lasciare la cattedra. Per l’ex rettore Nappi, prima, e per il successore, Zauli, aveva comunque le competenze giuste per gestire la delega alla sanità e ai rapporti con la Regione. Si tratta di casi limitati ma non proprio rari. Chi conosce bene il settore amministrativo racconta inoltre che tra i non docenti il “rientro” da collaboratore per ruoli amministrativi dopo la pensione è piuttosto diffuso (con rapporti di lavoro a contratto, non gratuiti).

«Tra i professori e ricercatori - sintetizza il direttore generale di Unife, Giuseppe Galvan - c’è chi preferisce restare in ateneo anche dopo la pensione. Si tratta di studiosi ancora in grado fornire un contributo importante. Ma la loro presenza non interferisce con i punti organico e quindi con le assunzioni, c’è chi lo fa a titolo gratuito e chi per un incarico che può anche essere retribuito, ma solo per quell’incarico. La legge, è bene sapere, fissa anche una quota per gli incarichi gratuiti, è uno spazio regolamentato. Per quanto riguarda gli amministrativi, a partire da quest’anno stabilizzeremo una ventina di figure, cioè il 60% dei precari. Nessun “pensionato” porterà via il posto a un giovane o a un precario». Ma tra dipartimenti, facoltà e uffici si avvertono i mal di pancia di chi chiede, sussurrando, un passo indietro dei capelli bianchi. (gi.ca.)

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