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Tassi usurai, condannata vecchia Carife

Tassi usurai, condannata vecchia Carife

“Rimborso” di 70mila euro per un imprenditore, addebiti dimezzati per un altro correntista. A pagare sarà la nuova banca

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Due importanti sentenze a tutela dei correntisti contro gli abusi delle banche: la prima per l’applicazione illegittima della capitalizzazione trimestrale degli interessi; la seconda invece ha riscontrato da parte dell’istituto di credito l’applicazione di interessi usurai e anatocistici. Entrambe le cause giudiziarie, in sede civile, hanno visto contrapposte la vecchia Cassa di Risparmio di Ferrara e due imprenditori assistiti dall’avvocato Lorenzo Buldrini di Adusbef, Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari. Nel corso dei procedimenti però è subentrata la gestione di Nuova Carife, ed è sulla new bank che sono ricadute le conseguenze dei due verdetti.

La prima azione legale ha permesso a una società ferrarese di autotrasporto di vedersi riconoscere circa 70mila euro. Il cliente, che aveva aperto un conto corrente Carife nel 1982, aveva deciso di chiudere il rapporto con la banca, poiché quest’ultima gli aveva negato il rinnovo degli affidamenti. È emerso però che la banca, fin dall’inizio, aveva applicato la capitalizzazione trimestrale degli interessi, illegittima almeno fino al 2000. Il correntista aveva tuttavia gli strumenti per potersi difendere, e questo grazie al suo scrupolo; aveva conservato tutti i documenti relativi alla movimentazione del conto corrente per l’intero periodo. In questo modo, spiega l’avvocato Buldrini, «è stato possibile contestare alla banca ogni singolo addebito. Importi che presi da soli sembrano trascurabili, ma che sommati per l’intera durata del rapporto sono diventati una somma importante».

Il giudice Anna Ghedini non solo ha riconosciuto l’applicazione illegittima della capitalizzazione fino al 2000, ma ha rilevato un comportamento scorretto della banca anche dal 2000 in poi, avendo applicato in modo illegittimo l’anatocismo. Secondo la delibera ministeriale entrata in vigore appunto in quel periodo, sarebbe stato possibile capitalizzare gli interessi passivi alla fine di ogni trimestre solo in presenza di specifici accordi contrattuali sottoscritti dal cliente. «Carife invece aveva preteso di applicare l’onerosa clausola sulla base di una decisione unilaterale», sottolinea Buldrini. Il contratto infine non specificava la misura del tasso di interesse, né prevedeva nel dettaglio i tanti oneri addebitati negli estratti conto trimestrali. Il giudice ha così ordinato il ricalcolo di tutti gli interessi sulla base del tasso legale e ha stornato spese e commissioni per oltre 28mila euro.

Il secondo caso si è concluso con una sanzione a vecchia Carife da parte del Tribunale di Ferrara per aver applicato interessi usurai a un imprenditore ferrarese. Quest’ultimo nel 2014, per difficoltà innescate dalla grave crisi economica, si era visto recapitare un decreto ingiuntivo per oltre 90mila euro su richiesta della banca. Convinto che le pretese di Carife fossero eccessive, l’imprenditore si è rivolto ad Adusbef e sempre l’avvocato Buldrini ha presentato opposizione al decreto ingiuntivo, lamentando l’illegittima applicazione di interessi anatocistici e usurai. Al termine dell’istruttoria il giudice Alessandro Rizzieri ha ridotto il debito a poco più della metà, 48mila euro. Il giudice in sostanza ha riscontrato la pattuizione e l’applicazione di interessi usurari, come aveva dimostrato il consulente tecnico d’ufficio. Due quindi le anomalie di Carife: predisporre un contratto con tassi superiori ai limiti stabiliti dalla legge antiusura e l’applicazione di tassi superiori ai limiti di legge anche nelle liquidazioni trimestrali delle proprie competenze.

«Si tratta di una sentenza importante, commenta l’avvocato Buldrini - in quanto viene finalmente riconosciuto un principio anche in sede civile ovvero che la semplice pattuizione di interessi al di sopra del tasso di usura comporta l’eliminazione di tutti gli interessi applicati. In effetti la pattuizione e l’applicazione di tassi usurai non è circostanza così rara nei rapporti bancari. Anche a Ferrara, quando esaminiamo posizioni contestate, riscontriamo di frequente tali circostanze. Si tratta di anomalie patologiche che nel caso degli affidamenti in conto corrente possono finalmente trovare la giusta sanzione in giudizio e che meriterebbero maggiore attenzione anche da parte dei correntisti. Troppo spesso vediamo negli imprenditori la tendenza a pagare quanto addebitato dalla banca senza prestare la necessaria attenzione alle condizioni praticate e al rispetto dei limiti di legge, fino al punto in cui il rapporto non cade in crisi irreversibili e in giudizi promossi dalle stesse banche».

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