«Troppe barriere nei tragitti provinciali»
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È soprattutto l’accessibilità la vera chiave di volta per rendere i trasporti urbani davvero inclusivi. Perché «ci possono essere disabili benestanti e disabili poveri, ma l’obiettivo principale resta quello dei pari diritti». Carlos Dana, portavoce del “Comitato ferrarese per disabili” fa il punto su quanto si è fatto e quanto c’è da fare sul tema. «Un servizio, perché sia utilizzato, non deve essere un po’ accessibile, ma deve esserlo totalmente. Non basta che una fermata sia attrezzata, devono esserlo tutte. A Ferrara si sono fatti enormi progressi, in provincia ci sono persone, specie nel Basso Ferrarese, che hanno grosse difficoltà a spostarsi per frequentare l’università o andare a lavorare». Quello che manca, è uno stardard unificato, non solo a livello nazionale, ma europeo. «L’unico esempio di integrazione raggiunta è quello del contrassegno per i parcheggi - continua Dana - ma per quel che riguarda i treni o le compagnie aeree ciascuna ha le sue regole ed è un vero labirinto in cui doversi orientare». Come sempre, il salto di qualità da compiere è mentale, e qui a Ferrara qualcosa si è mosso: «Il tema del trasporto per disabili non può essere solo legato all’emergenza - spiega Dana - Nella vita di un diversamente abile ci sono anche il divertimento, la socialità, i sentimenti. Ci sono occasioni, come un appuntamento, in cui non puoi arrivare in ambulanza o farti accompagnare dai genitori». Da qui, già da dieci anni, il Comune ha concesso una licenza al Consorzio Taxi per un Doblò a disposizione sette giorni su sette, h24, proprio per questo tipo di trasporti. E l’Asp, da parte sua, ha messo a disposizione una pacchetto di buoni-taxi.
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