Cinque banditi in trappola Terrorizzavano gli esercenti
Si è chiusa l’indagine su una serie di rapine avvenute nelle sale slot I colpi messi a segno in varie province. Uno anche a Copparo
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COPPARO. Si è chiuso con la denuncia di cinque banditi, l’indagine dei carabinieri in merito ad una serie di rapine a mano armata avvenute ai danni di diverse sale slot in varie province del Veneto ed una a Copparo. Le indagini sono state compite dai carabinieri della Compagnia di Rovigo unitamente alnucleo investigativo del comando provinciale. I cinque sono ritenuti responsabili a vario titolo di diverse rapine amano armata, incendio, furtodi targhe da autovetture e porto abusivo d’arma. La prima rapina lalla sala vlt “Blu21” di Badia Polesine, risale al maggio dello scorso anno. Ed il “gioco pericoloso” è durato fino a quando i carabinieri non hanno fatto saltare il banco, un anno dopo, con le indagini che hanno ora ricondotto alla stessa squadra, formata da due italiani e tre romeni, ognuno con responsabilità diverse. Non solo rapine alle sale giochi, quattro andate a segno, il 27 aprile 2016 a Badia, il 16 dicembre alla “Mega Sala Vlt” di Rovigo, il 23 marzo alla “Blu 21 Gaming” a Copparo e il primo aprile alla "Las Lendinaras" a Lendinara, nonché una tentata, sempre alla alla “Mega Sala Vlt” di Rovigo il 29 aprile, ma anche, per due volte, al distributore di benzina Af Petroli di Megliadino San Fidenzio (Pd) una il 4 luglio 2016 ed una il 23 dicembre, la prima delle quali, pistola in pugno, con una Kia Sportage rubata ad una 52enne, trascinata fuori dall'auto e scaraventata per terra, davanti all'Upim del centro commerciale di Borsea. La Kia era stata poi ritrovata incendiata sulla Transpolesana, fra Villamarzana e Costa. Lo scorso maggio, il 54enne idraulico di Badia Polesine Enrichetto Tocchio ed il 39enne agricoltore, nato a Lendinara ma residente a Piacenza d'Adige (Pd) Massimiliano Pavan sono finiti in carcere sulla base dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Pietro Mondaini per la rapina messa a segno il primo aprile a Lendinara con una pistola, che solo dopo si è scoperto essere finta, seppur una copia perfetta di una Beretta. Dai filmati delle videocamere Tocchio è stato individuato come l'uomo entrato a volto coperto, arma in pugno, che si è fatto consegnare dalla ragazza al bancone del bar i 7mila euro d'incasso, per poi chiuderla in uno stanzino insieme all'unico cliente presente in quel momento, proprio Pavan, poi individuato come complice. La svolta è arrivata il 28 aprile, quando i carabinieri con una serie di appostamenti ai “luoghi sensibili”, proprio per venire a capo dei colpi a ripetizione con l'uso di una pistola, ha fatto sì che Tocchio e la 39enne romena Mina Tereza Bologa venissero arrestati in flagranza per la tentata rapina alla alla “Mega Sala Vlt” di Rovigo sventata anche grazie alla prontezza della dipendente che aveva scacciato il rapinatore armato della solita pistola, scagliandogli contro un posacenere di vetro. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Rovigo, del Nucleo investigativo provinciale, delle stazioni di Lendinara, Badia, Copparo ed Este, coordinate dal pm Sabrina Duò, hanno permesso di ricostruire poi la serie di rapine e degli altri reati, come il furto di tre targhe da usare nelle rapine, a una Yaris a Badia, a una Mazda a Rovigo e a un'Alfa 156 a Santa Margherita d'Adige, oltre all'incendio della Kia usata per la rapina al distributore di Megliadino, denunciando a piede libero anche gli altri due romeni, un uomo e una donna, una 35enne residente a Badia ed un 24enne senza fissa dimora. Tocchio e Pavan si trovano ai domiciliari, mentre per la Bologa è stato disposto l'obbligo di firma.
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