Sagre in gravi difficoltà «Intervengano i Comuni»
di Maurizio Barbieri
Cattabriga: il volontariato invecchia e non c’è ricambio generazionale «La burocrazia soffoca, le responsabilità economiche e giuridiche pesano»
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La crisi del volontariato attanaglia anche le sagre. Annualmente sono circa duecento quelle che si svolgono nella nostra provincia, a cura dei vari comitati che generalmente fanno capo a una società sportiva e alla parrocchia. «Generalmente molti volontari hanno i capelli bianchi e qualcuno, strada facendo, viene meno a causa di motivi fisici oppure perché muore e i giovani che vogliono subentrare sono assai pochi. È per questo motivo che quest’anno non faremo più la nostra sagra sportiva a Baura», osserva Osvaldo Descrovi. Anche la sagra della piadina di Marrara non si farà più per lo stesso motivo, nonostante gli sforzi compiuti da Albertino Zaniboni, mentre già l’anno scorso aveva abbassato la saracinesca la sagra dell’anatra di Pilastrello. Altre sagre hanno dovuto ridurre le manifestazioni da due a una, come nel caso di Buonacompra, che non farà più la tradizionale sagra estiva.
Cosa sta succedendo?
«I volontari corrono enormi rischi giuridici ed economici e da parte delle varie amministrazioni comunali non c’è alcun supporto di tipo burocratico - osserva Loris Cattabriga, presidente dell’associazione turistica “Sagre e dintorni”, che raggruppa un’ottantina di sagre in un bacino interregionale di cinque province -, c’è il mancato riconoscimento del lavoro svolto per sostenere la vita in molte piccole comunità. È già un problema oggi, ma tra alcuni anni lo sarà ancora di più e, se non ci sarà un’inversione di tendenza, attività ricreative, culturali e sportive sono destinate a sparire».
In concreto cosa si può fare?
«Da parte delle amministrazioni comunali occorre la volontà di sostenere le varie associazioni che operano in queste realtà, spesso minuscole. Ripeto, finora non c’è stato il giusto riconoscimento da parte di enti ed istituzioni del lavoro che queste associazioni svolgono».
Non esiste anche una mancanza di valori che fino a qualche anno fa erano ben presenti?
«Certamente. Viene a mancare il senso di appartenenza ad una comunità, il paese dove si vive è diventato la propria casa, una sorta di recinto dal quale si esce solo per andare al lavoro. Non c’è più l’orgoglio di abitare in un paese e di fare qualcosa per la realtà nella quale si vive. C’è un calo notevole, tante persone non sono nate nel paese dove abitano e di quello che accade non importa nulla. Vengono a mancare luoghi di aggregazione dove stare assieme agli altri. Siamo in una fase discendente pazzesca».
Possono aver inciso anche le multe comminate a tante sagre da parte dell’Agenzia delle Entrate?
«Hanno inciso la loro parte. È giusto applicare le leggi, ma si deve guardare il tipo di evasione fatta. I soldi non vanno mai in tasca alle singole persone, ma vengono investiti nel sociale. Le associazioni - osserva Cattabriga - si prendono in carica attività che nessuno vuole svolgere, a iniziare dai comuni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Cosa sta succedendo?
«I volontari corrono enormi rischi giuridici ed economici e da parte delle varie amministrazioni comunali non c’è alcun supporto di tipo burocratico - osserva Loris Cattabriga, presidente dell’associazione turistica “Sagre e dintorni”, che raggruppa un’ottantina di sagre in un bacino interregionale di cinque province -, c’è il mancato riconoscimento del lavoro svolto per sostenere la vita in molte piccole comunità. È già un problema oggi, ma tra alcuni anni lo sarà ancora di più e, se non ci sarà un’inversione di tendenza, attività ricreative, culturali e sportive sono destinate a sparire».
In concreto cosa si può fare?
«Da parte delle amministrazioni comunali occorre la volontà di sostenere le varie associazioni che operano in queste realtà, spesso minuscole. Ripeto, finora non c’è stato il giusto riconoscimento da parte di enti ed istituzioni del lavoro che queste associazioni svolgono».
Non esiste anche una mancanza di valori che fino a qualche anno fa erano ben presenti?
«Certamente. Viene a mancare il senso di appartenenza ad una comunità, il paese dove si vive è diventato la propria casa, una sorta di recinto dal quale si esce solo per andare al lavoro. Non c’è più l’orgoglio di abitare in un paese e di fare qualcosa per la realtà nella quale si vive. C’è un calo notevole, tante persone non sono nate nel paese dove abitano e di quello che accade non importa nulla. Vengono a mancare luoghi di aggregazione dove stare assieme agli altri. Siamo in una fase discendente pazzesca».
Possono aver inciso anche le multe comminate a tante sagre da parte dell’Agenzia delle Entrate?
«Hanno inciso la loro parte. È giusto applicare le leggi, ma si deve guardare il tipo di evasione fatta. I soldi non vanno mai in tasca alle singole persone, ma vengono investiti nel sociale. Le associazioni - osserva Cattabriga - si prendono in carica attività che nessuno vuole svolgere, a iniziare dai comuni».
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