«Allegri e disperati» nel cortile del Castello con le canzoni di Vasco Brondi
Successo per Le Luci della Centrale Elettrica. Il cantautore torna a casa: «Ho suonato ovunque in giro per la provincia, anche in una tabaccheria»
FERRARA. «Andiamo a vedere le luciii della centrale elettricaaaa», lo cantava Vasco Brondi in “tempi non sospetti”, una decina di anni fa quando ancora faceva i tour in giro per la provincia di Ferrara tra Gorino, Copparo e Portomaggiore, quando sconfinare nel Ravennate e nel Bolognese sembrava impossibile e quando si suonava nei luoghi più disparati, nei bar e anche nelle tabaccherie. Mercoledì sera quei versi di "Piromani", che richiamano anche il nome del progetto musicale del cantautore ferrarese (Le Luci della Centrale Elettrica, appunto), hanno riempito il cortile del Castello durante la tappa estense del tour estivo di “Terra”.
Il concerto, il penultimo di questa edizione di Ferrara Sotto le Stelle (che terminerà il prossimo 27 luglio con i White Lies, che si esibiranno nella stessa location), è stato un successo. Brondi si sentiva a casa, sul palco era sereno o «allegro e disperato», come canta lui nella sua “Viaggi disorganizzati”, brano che chiude l’ultimo album uscito lo scorso marzo. Davanti al palco per lui circa ottocento persone, pronte ad ascoltare e a cantare i nuovi successi così come i brani più storici, i cavalli di battaglia che hanno fatto emergere Le Luci dall’immobilità e dalla nebbia di una città dove «per fortuna non succede quasi mai niente».
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.15636228:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.15636228:1650657088/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Preponderanti le canzoni appartenenti a “Terra” ma la scaletta non è sbilanciata e anzi, segue un suo equilibrio e nel corso del concerto si dà spazio anche ai brani di “Costellazioni” e a quelli dei due album precedenti. Si salta con “Ti vendi bene” e “Questo scontro tranquillo” dove «felici da fare schifo» oltre che ad un verso (e a una maglietta) diventa anche un grido ostinato, quasi di speranza. Si trattiene il fiato con “Quando tornerai dall’estero” e “Una cosa spirituale”. Inevitabile commuoversi sulle note di “Sonic Youth” le cui strofe, parlando di una storia finita, riportano alla mente «i giorni sacri passati assieme» e poi ricatapultano l’ascoltatore in un presente anonimo i cui giorni vanno via veloci, sempre uguali e «sono come dei rettilinei».
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.15636231:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.15636231:1650657088/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ma questo non è l’unico momento intimo del concerto perché poi in scaletta Brondi inserisce anche “Chakra” «qualcuno mi ha detto che gli hai detto che senza di me adesso, sì che riesci a stare» e “40 Km”, ultima traccia del disco uscito nel 2014 in cui ci si chiede «che cos’è la giovinezza infondo, cosa doveva essere?». E ci sono, sono lì davanti al palco quelli che erano proprio giovani quando dieci anni fa Brondi si era lanciato a capofitta in questa avventura divenuta poi la sua professione. Quelli che lo seguivano nei tour di provincia, quelli che se lo ricordano a spillare birre al Korova, quelli che “Per combattere l’acne” era diventata la colonna sonora delle proprie giornate. Ci sono anche le “nuove leve”, ragazze e ragazzi che di anni ne hanno molti meno ma che trovano nei versi e nella musica delle Luci della Centrale Elettrica un contrappunto, un’ancora, un modo per osservare il presente e guardare al domani perché in fondo «non c’è alternativa al futuro» e, come canta Brondi ne “Il profondo Veneto”, canzone diventata rito pagano nel corso del tour, e con la quale ha chiuso il concerto di Ferrara Sotto le Stelle: «Non c’è niente da dire, niente da spiegare, niente da capire, c’è solo da esistere, da lasciare correre».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
