il processo
Accusato di violenza, due nuovi testimoni
È accusato di aver violentato una ragazzina di quindici anni che si trovava sotto l’effetto di marijuana. Il giovane, all’epoca dei fatti (2013) diciannovenne, da due anni sotto processo, continua a...
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È accusato di aver violentato una ragazzina di quindici anni che si trovava sotto l’effetto di marijuana. Il giovane, all’epoca dei fatti (2013) diciannovenne, da due anni sotto processo, continua a ribadire la sua assoluta estraneità alle accuse. E due anni di dibattimento non sono ancora bastati a chiarire la vicenda, visto che il Tribunale ha chiesto un’integrazione probatoria, chiamando altri due testimoni a deporre.
Riprenderà quindi a settembre il processo per violenza sessuale che vede contrapposte due verità: quella della ragazza, che ha sostenuto di aver subito un rapporto completo contro il suo volere; e quella dell’imputato, difeso dall’avvocato Filippo Sabbatani, che si proclama innocente. I due si erano conosciuti lo stesso giorno dei fatti contestati. L’incontro era avvenuto, casualmente, all’autostazione delle corriere. La ragazzina si era appena allontanata da una comunità di recupero e, non sapendo dove andare, aveva chiesto al ragazzo ospitalità.
Lui l’aveva portata a casa sua, dove vivevano anche i suoi genitori. Qui era stata fumata marijuana, e il ragazzo, secondo la testimonianza di lei, dopo aver tentato invano qualche approccio l’avrebbe costretta a un rapporto sessuale. La minore in seguito avrebbe riferito i fatti ai suoi assistenti sociali di riferimento, ma non venne disposta alcuna visita medica. Dopo la denuncia penale il giovane venne indagato e rinviato a giudizio per violenza sessuale. Due anni di dibattimento non sono stati sufficienti per fugare tutti i dubbi relativi alla vicenda, tantomeno la deposizione della ragazza.
Per questo il tribunale (presidente Vartan Giacomelli, giudici a latere Debora Landolfi e Sandra Lepore) ha disposto con un’ordinanza l’assunzione di due nuove testimonianze, mai richieste dalla procura, ovvero i due assistenti sociali di riferimento della giovane.
Riprenderà quindi a settembre il processo per violenza sessuale che vede contrapposte due verità: quella della ragazza, che ha sostenuto di aver subito un rapporto completo contro il suo volere; e quella dell’imputato, difeso dall’avvocato Filippo Sabbatani, che si proclama innocente. I due si erano conosciuti lo stesso giorno dei fatti contestati. L’incontro era avvenuto, casualmente, all’autostazione delle corriere. La ragazzina si era appena allontanata da una comunità di recupero e, non sapendo dove andare, aveva chiesto al ragazzo ospitalità.
Lui l’aveva portata a casa sua, dove vivevano anche i suoi genitori. Qui era stata fumata marijuana, e il ragazzo, secondo la testimonianza di lei, dopo aver tentato invano qualche approccio l’avrebbe costretta a un rapporto sessuale. La minore in seguito avrebbe riferito i fatti ai suoi assistenti sociali di riferimento, ma non venne disposta alcuna visita medica. Dopo la denuncia penale il giovane venne indagato e rinviato a giudizio per violenza sessuale. Due anni di dibattimento non sono stati sufficienti per fugare tutti i dubbi relativi alla vicenda, tantomeno la deposizione della ragazza.
Per questo il tribunale (presidente Vartan Giacomelli, giudici a latere Debora Landolfi e Sandra Lepore) ha disposto con un’ordinanza l’assunzione di due nuove testimonianze, mai richieste dalla procura, ovvero i due assistenti sociali di riferimento della giovane.
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