Città invasa dai cattivi odori, indagini di Arpae e Comune
Istituzioni mobilitate dopo la valanga di proteste e segnalazioni. Sospettati i liquami
FERRARA. Sono in corso gli accertamenti da parte di Arpae e Comune per capire i motivi della puzza che ieri mattina (giovedì 20 luglio) ha invaso la città. I ferraresi si sono svegliati avvertendo un odore forte e molto sgradevole e subito le segnalazioni e le proteste hanno dilagato nei centralini delle agenzie ambientali, traboccando come di consueto sul web, senza una concentrazione geografica precisa: ne sono arrivate dalla zona ovest (Porotto, Casaglia), come dalle campagne di Pontelagoscuro, per finire con le frazioni a sud di via Bologna e perfino dal centro storico. Segnalazioni che peraltro, sono proseguite anche oggi, 21 luglio, come lamenta una nostra lettrice: "Anche stamattina, qua a Vigarano Pieve è tornata ancora la puzza, non si resiste,speriamo che trovino al più presto da dove viene"
«Un odore acre, forte, nauseante» è la descrizione comune, che è stato “annusato” già a partire dalla notte ed è dilagato per l’intera mattinata, andando però in attenuazione. Alla preoccupazione diffusa hanno risposto Arpae e servizio Ambiente del Comune, al quale si sono rivolti direttamente diversi cittadini e che si sono visti “girare” le segnalazioni giunte anche ad altri centralini, compreso quello dell’Asl. «Per prima cosa ci siamo accertati che al petrolchimico non fosse successo nulla di anomalo - è la prima sottolineatura di Alessio Stabellini, dirigente del servizio Ambiente - Poi abbiamo iniziato a concentrare le ricerche, assieme all’Arpae, sulle altre possibili cause dei cattivi odori, in particolare in campagna».
I sospetti si erano inizialmente concentrati sul digestato delle centrali biogas della città (sono tre: Pascolone, Gaibanella e Baura) e dei territori sul confine del comune. Questo è infatti uno dei periodi dell’anno in cui è possibile spandere nei terreni di proprietà o affittati allo scopo, il materiale residuo dalla fermentazione del trinciato: si tratta di liquami e fanghi che possono contenere una percentuale di sostanze organiche, grazie alla quale sono considerati fertilizzanti, e che vanno sparsi sui campi da lavorare in maniera tale da consentirne un rapido assorbimento. Se entro 24-48 ore questa operazione non viene svolta, diventa probabile l’emissione di cattivi odori. Luglio è uno dei mesi prescelti per queste attività perché scarsamente piovoso, con falda bassa e quindi scarse possibilità di contaminazione da parte di queste sostanze.
La ricerca di depositi di digestato non correttamente smaltito, però, non ha dato esito positivo, per cui è rimasta una terza ipotesi per spiegare le puzze: lo spargimento di liquami zootecnici per fertilizzare i terreni. Anche questa attività viene svolta prevalentemente in questo periodo dell’anno, e un indizio che porta gli esperti Arpae e del servizio Ambiente verso questa spiegazione è la tempistica di diffusione dei cattivi odori. Le prime segnalazioni, infatti, risalgono alla tarda serata di mercoledì, e provengono dal territorio di Vigarano. Il vento da sud-ovest è presumibile che abbia trasportato gli effluvi verso la città, fin in centro, e non è un caso che solo la zona est sia rimasta sostanzialmente immune, e va messa nel conto anche la bassa pressione. A favore di questa ipotesi depone anche il fatto che il fenomeno, molto intenso nella prima parte della mattinata, sia andato via via in attenuazione.
«In ogni caso si tratta di un fenomeno puramente olfattivo e non un problema sanitario» così Stabellini conclude questa prima “indagine”. È chiaro che in queste ore gli strumenti, e i nasi, resteranno in allerta.
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