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IL GIORNO DEL LUTTO

«Preso alle spalle e strozzato con la corda»

«Preso alle spalle e strozzato con la corda»

Delitto di Valencia, notificata ieri in carcere a Eder Guidarelli la custodia cautelare con l’accusa omicidio premeditato

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FERRARA. Il nulla osta, da parte della magistratura, è arrivato ieri. La salma di Marcello Cenci è stata consegnata ai familiari ed è stato così possibile fissare, in tempi strettissimi, i funerali. L’ultimo saluto a Marcello Cenci, 32 anni, si terrà infatti oggi, alle 15.30, nella parrocchia di Pontelagoscuro. Saranno in tanti a stringersi attorno alla famiglia di Marcello colpita da una tragedia che ha sconvolto l’intera comunità di Ponte, dove Marcello era cresciuto insieme a Eder, l’amico d’infanzia divenuto carnefice.

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Eder Guidarelli ha ucciso Marcello Cenci a Valencia con «lucida determinazione». Il suo è stato un omicidio premeditato, approfittando della scarsa possibilità della vittima di reagire e commesso nei confronti di una persona già bersaglio di stalking. Queste le tre aggravanti contestate al giovane, emerse dalle indagini condotte dei carabinieri di Ferrara, coordinate dalla procura estense. Elementi che hanno indotto il gip Tassoni a disporre una custodia cautelare in carcere nei confronti di Guidarelli, notificata ieri mattina dai carabinieri del Nucleo Investigativo a Imperia, dove Eder è detenuto dal 2 luglio in seguito al mandato di arresto europeo spiccato dalle autorità spagnole. Gli inquirenti italiani si sono dunque mossi prima ancora di attendere il responso della Corte d’Appello di Genova sulla competenza territoriale del caso, ovvero se debba essere gestito dalla magistratura italiana o da quella spagnola. La Corte ha tempo per pronunciarsi fino al 2 settembre (60 giorni dall’emissione del Mae) ma nel frattempo carabinieri e procura si sono attivati raccogliendo una serie di riscontri importanti e ascoltando diversi testimoni per ricostruire i fatti. «Siamo ottimisti sulla consegna all’Italia dell’arrestato, e l’odierna custodia cautelare potrebbe contribuire in questo senso - ha dichiarato ieri il pubblico ministero Ciro Alberto Savino, illustrando insieme al Comandante provinciale del carabinieri di Ferrara, Andrea Desideri e al comandante del Nucleo Investigativo, capitano Giacomo Gandolfi, gli sviluppi di questi 18 giorni di fitte indagini.

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La pista, come è noto, portava a Pontelagoscuro, dove l’amicizia tra i due ragazzi si era trasformata in odio e sete di vendetta, da parte di Guidarelli, per il sospetto che la sua fidanzata avesse avuto una relazione con la vittima. Nel corso del 2016 c’era stato un crescendo di aggressioni: tre episodi, uno proprio a Valencia dove Cenci aveva trovato lavoro come barman. L’ultimo agguato a dicembre, poi sei mesi di silenzio, fino alla definizione del patteggiamento al processo per stalking innescato dalle denunce del perseguitato. Forse è stata quella la molla a riaccendere il rancore implacabile di Guidarelli. Di sicuro, ne sono certi gli inquirenti, il giovane ha cominciato a pianificare il delitto «con lucida determinazione». È partito per la Spagna procurandosi già il vestiario necessario all’utilizzo di uno scooter, che avrebbe noleggiato a Valencia. Ha dunque comprato casco e paracollo e si è e procurato una cartina di Valencia, segnando l’indirizzo della sua preda. Tutto tracciato e certificato da scontrini e pagamenti con carta di credito. Poi Eder è andato a casa dell’ex amico e lo ha aspettato un’ora e mezza, fino alle 2 di notte, notato da diversi testimoni ascoltati dagli inquirenti spagnoli. Quando Cenci è arrivato, Eder indossava con ogni probabilità il casco, non solo per non farsi riconoscere ma anche - ritengono gli inquirenti - per aggredire.

Il sangue trovato su una camicia di Eder, con macchie sui polsini e all’altezza del petto, descrivono un agguato cominciato con una “testata” e proseguito con lo strangolamento, alle spalle, usando una corda. Un particolare, quest’ultimo, contenuto in un rapporto della polizia spagnola dopo un primo esame visivo del cadavere. La camicia, lavata, è stata trovata nell’auto con cui Guidarelli era partito da Ponte, insieme al cellulare della vittima. Anche in occasione della prima aggressione a Valencia, peraltro, Eder aveva sottratto il telefonino a Cenci, forse alla ricerca di prove che confermassero la sua gelosia. Eder aveva lavato bene la camicia: le tracce di sangue sono riemerse con l’utilizzo di lampade a fluorescenza e confrontate col dna dei genitori della vittima, il cui corpo al momento si trovava ancora a disposizione delle autorità spagnole. L’esame ha stabilito che quelle macchie di sangue sulla camicia di Guidarelli appartengono a un figlio maschio dei genitori di Cenci, andando così ad aggiungersi ai pesantissimi indizi di colpevolezza a carico dell’arrestato e si incastrano con i riscontri della polizia spagnola, secondo cui la vittima è stata sorpresa alle spalle e strangolata con una corda.

Risultanze che ora gli inquirenti ferraresi contano di confermare con gli accertamenti medico legali eseguiti giovedì, seppur “parziali” a causa dello stato non integro del corpo. Elementi che, messi in fila, blindano un quadro probatorio pesantissimo per l’arrestato, concretizzando appunto le aggravanti della premeditazione, della minorata difesa, e del fatto che l’omicidio sia stato commesso ai danni di una persona già vittima di stalking. Il tassello mancante è il pronunciamento di Genova, che le circostanze (entrambe italiane le persone coinvolte, l’arrestato detenuto in Italia), almeno sulla carta, appaiono favorevoli all’attribuzione del caso alla magistratura ferrarese.

Alessandra Mura
 

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