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Sicurezza antincendio Grattacielo a rischio

Sicurezza antincendio Grattacielo a rischio

Ultimatum del Comune al condominio: progetto da preparare in due mesi  Controlli a livello nazionale scattati dopo il tragico rogo della Grenfell Tower

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FERRARA. C’è un filo invisibile che unisce il Grattacielo di Ferrara alla lontanissima Grenfell Tower di Londra. Entrambi gli edifici sono situati in aree di disagio sociale e hanno misure simili: 24 piani (o 27 a seconda delle fonti) per circa 68 metri di altezza l’edificio inglese; 20 piani, invece, le due torri più alte di via Felisatti (la terza, anch’essa abitata, funge da elemento di raccordo) per circa 67.8 metri (il dato sarebbe contenuto in un documento d’archivio citato da dipendenti comunali, altre fonti indicano un’altezza di 90 metri, certamente fuori “range”, o di 75).

L’incendio che ha divorato il grande palazzo londinese all’alba del 14 giugno scorso è l’altro elemento che lo associa idealmente all’esperimento architettonico avviato tra il 1954 e il 1955 con l’individuazione della committenza e la progettazione del gigantesco palazzo che sovrasta la stazione estense, poi inaugurato il 14 maggio 1958, come è precisato nel sito Museo Ferrara. Dal tragico rogo londinese ha preso le mosse una sorta di censimento nazionale dello stato di applicazione delle norme di sicurezza negli edifici più alti del Paese che a Ferrara si è tradotto in una comunicazione che ha messo in fibrillazione decine di famiglie (sono 210 gli appartamenti delle torri, anche se non tutti occupati) facendo balenare l’ipotesi di una possibile «revoca dell’abitabilità nelle unità immobiliari interessate».

Parole che chiudono il comunicato stampa firmato dal sindaco Tiziano Tagliani dove si spiega che «in questi giorni è pervenuta dal Comando provinciale dei vigili del fuoco una nota formale nella quale si evidenzia che nelle Torri A e B del “Grattacielo” non si rinvengono le condizioni di legge previste dalla normativa anti incendio per gli edifici di altezza superiore a 50 metri».

Una constatazione che ha indotto il Comune a chiedere un incontro con l’amministratrice Tiziana Davì, che da anni guida il condominio navigando anche in acque tempestose tra proteste, reclami, contestazioni e tentativi di revoca che si sono infranti contro il voto di conferma da parte delle assemblee e il via libera del tribunale. Per il Comune Davì «ha fattivamente operato per la soluzione di altre importanti criticità del fabbricato» ma è innegabile che, vista la scadenza fissata nel comunicato («fornire entro il 15 settembre un progetto per la soluzione delle criticità evidenziate dal comando dei vigili del fuoco»), le prossime settimane saranno decisive per il futuro delle torri, divenute negli ultimi 15-20 anni - dopo un passato più dignitoso di contrassegno urbanistico del quartiere Giardino - un simbolo delle difficoltà e del degrado sociale di una zona ritenuta tra le più problematiche per la sicurezza in città (spaccio, prostituzione, atti di aggressione, risse). Una vera spina nel fianco per il Municipio estense, che da anni ha avviato una serie di azioni, assieme alle forze dell’ordine, per contrastare la presenza di soggetti e gruppi (in buona parte composti da cittadini stranieri) che commettono reati. Scenario che alimenta l’attività di comitati civici molto critici con l’amministrazione locale e che ha spinto il Comune a candidare il quartiere per un progetto di risanamento già finanziato dallo Stato, ma ancora nebuloso negli obiettivi, con un fondo di 2 milioni di euro. Soldi che a questo punto, e senza una destinazione già definita, potrebbero essere potenzialmente utilizzati anche per fronteggiare sviluppi futuri della situazione che potrebbero definirsi meglio entro qualche settimana se è vero, come è specificato nella nota del sindaco, che oggi «appare evidente la serietà delle problematiche evidenziate» e che «la sicurezza dei residenti deve risultare assolutamente prevalente rispetto a ogni altra considerazione». Il Grattacielo, proprietà di privati, non dovrebbe usufruire di quelle risorse la cui destinazione “pubblica” potrebbe essere però condizionata dall’esito dell’emergenza segnalata da Comune e Vigili del fuoco.

La notizia ha diffuso sconcerto tra i residenti, chiamati a partecipare all’assemblea di condominio convocata per il 26 luglio. Uno dei punti all’ordine del giorno sarà proprio l’adeguamento degli edifici alla normativa antincendio. Una doccia gelata per chi ha partecipato alle azioni di bonifica e risanamento condotte negli ultimi anni e di cui il quasi dimezzamento del debito con i fornitori rappresenta uno dei risultati, per quanto parziali. Negli ultimi anni alcune debolezze “storiche” delle torri sono state affrontate: il passaggio dal riscaldamento centralizzato al teleriscaldamento autonomo (i morosi possono essere scollegati dall’impianto); la sostituzione degli ascensori più vecchi; il trasferimento delle antenne “abusive” in periferia. Alcuni investitori hanno acquistato al prezzo di un’utilitaria (15-20mila euro) appartamenti che hanno messo a disposizione di persone affidabili ospitate in condizioni di legalità (soprattutto studenti). Resta da vedere ora quanto costerà una ristrutturazione che non si annuncia leggera per chi dovrà pagare le spese e deve già sostenere un debito pregresso di circa 250mila euro. (gi.ca.)



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