Grattacielo, corsa a tappe per il certificato antincendi
Prima incontro con i Vigili del fuoco, poi progetto per gli interventi e assemblea Due nodi: tempi stretti e soldi da chiedere ai condomini. Dal 1987 tante deroghe
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È partita la lotta contro il tempo per salvare il Grattacielo con i suoi quasi duecento appartamenti dalla minaccia antincendio. Dopo il rogo alla londinese Grenfell Tower e i controlli su tutto il territorio nazionale per edifici di questo genere, si è infatti scoperto che le due torri alte 68 metri dagli anni ’50 ad oggi mai avevano ottenuto il certificato anticendio. I Vigili del fuoco, per rilasciarlo, hanno chiesto per iscritto un progetto di messa a norma, e il Comune è in pressing su proprietari e amministratori per realizzarlo entro il 15 settembre. A rischio, ha chiarito subito il sindaco Tiziano Tagliani, c’è l’abitabilità di tutta la struttura: il nulla osta potrebbe essere ritirato al termine di una procedura che sarà avviata a settembre, in caso di mancato adeguamento alle richieste dei Vigili del fuoco. L’amministratore Tiziana Davì avrebbe poi 30 giorni per le deduzioni e le valutazioni degli uffici porterebbero via altro tempo, prima della decisione finale, ma la prospettiva di un Grattacielo da sgomberare nel giro di sei mesi-un anno diventerebbe a quel punto concreta.
Davì si è detta certa di poter risolvere tutto, ha preso contatti con il tecnico incaricato di redigere il progetto e già domani è previsto l’incontro con i Vigili del fuoco, mentre il 26 luglio è in calendario la riunione condominiale alla quale parteciperà anche Tagliani in qualità di condomino (il Comune è proprietario di alcuni uffici e negozi al piano terra). Il problema, tempi molto stretti a parte, è nel raggiungere un accordo già quella sera con tutti i proprietari di appartamenti sull’esborso necessario, pro quota, per realizzare gli interventi. La storia del Grattacielo di questi anni è infatti punteggiata di guai interminabili e interventi ritardati a causa della “asimmetria” delle disponibilità finanziarie ma anche delle volontà dei vari condomini; caso emblematico è quello del teleriscaldamento, che si è riusciti a trasformare da collettivo ad individuale, evitando così distacchi totali per morosità, solo dopo un faticoso braccio di ferro.
Il verbale dei Vigili del fuoco è lungo e dettagliato, è riassunta tutta la storia antincendio dell’edificio con particolare riferimento alla legge del 1987 che introduce le normative attuali, anche per spiegare i motivi delle numerose proroghe e deroghe. Le categorie d’intervento indicate sono due: la efficienza piena dell’impianto antincendio (quello che entra in azione in caso di emergenza) e ambienti-filtro ad ogni piano che contengano il fumo, in maniera tale da lasciare sempre agibile la scala interna. Il progetto di messa a norma dovrà identificare gli interventi mancanti e, soprattutto, indicarne il costo. (s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Davì si è detta certa di poter risolvere tutto, ha preso contatti con il tecnico incaricato di redigere il progetto e già domani è previsto l’incontro con i Vigili del fuoco, mentre il 26 luglio è in calendario la riunione condominiale alla quale parteciperà anche Tagliani in qualità di condomino (il Comune è proprietario di alcuni uffici e negozi al piano terra). Il problema, tempi molto stretti a parte, è nel raggiungere un accordo già quella sera con tutti i proprietari di appartamenti sull’esborso necessario, pro quota, per realizzare gli interventi. La storia del Grattacielo di questi anni è infatti punteggiata di guai interminabili e interventi ritardati a causa della “asimmetria” delle disponibilità finanziarie ma anche delle volontà dei vari condomini; caso emblematico è quello del teleriscaldamento, che si è riusciti a trasformare da collettivo ad individuale, evitando così distacchi totali per morosità, solo dopo un faticoso braccio di ferro.
Il verbale dei Vigili del fuoco è lungo e dettagliato, è riassunta tutta la storia antincendio dell’edificio con particolare riferimento alla legge del 1987 che introduce le normative attuali, anche per spiegare i motivi delle numerose proroghe e deroghe. Le categorie d’intervento indicate sono due: la efficienza piena dell’impianto antincendio (quello che entra in azione in caso di emergenza) e ambienti-filtro ad ogni piano che contengano il fumo, in maniera tale da lasciare sempre agibile la scala interna. Il progetto di messa a norma dovrà identificare gli interventi mancanti e, soprattutto, indicarne il costo. (s.c.)
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