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Aggrediti dalle vespe «Sono salva grazie al 118»
ARGENTA. «Se oggi posso raccontare quel che è successo è solamente grazie al medico dell’elisoccorso e al suo collega dell’autolettiga del 118, che mi hanno praticato in tempo le terapia appropriate»....
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ARGENTA. «Se oggi posso raccontare quel che è successo è solamente grazie al medico dell’elisoccorso e al suo collega dell’autolettiga del 118, che mi hanno praticato in tempo le terapia appropriate». È ancora scossa Livia, una pensionata argentana che sabato, assieme al marito Gianni, era andata a fare un giro in barca, a pescare alla foce del Po di Gnocca. Un giornata di pesca desiderata da tempo che purtroppo è finita male a causa di uno sciame di vespe che hanno aggredito la donna tanto da richiedere l’intervento dell’elisoccorso e insieme a lei anche altre persone sulla sponda veneta del fiume. Con un uomo ricoverato per choc anafilattico all’ospedale di Ravenna.
«Abbiamo ormeggiata la nostra barchina - racconta la donna - a Santa Giulia, vicino a Goro. Siamo andato a pescare alle foci del Po della Gnocca e alle 16.30, siamo ripartiti soddisfatti per tutto quanto ma quando abbiamo finito di ormeggiare, io sono scesa con le borse e sull’argine sono stata punta in faccia. Dopo un po’ mi son detta: “Come fa male questa puntura di zanzara”. Al che mio marito mi ha detto che non poteva essere stata una zanzara e un istante dopo, con il cappello ho scacciato un altro insetto e, forse sbagliando, ho provocato l’aggressione delle vespe. Non le dico quante erano, fatto, mi hanno punto sul naso, sulla bocca, la schiena, sulla spalla e dopo un po’ mi sentivo svenire. Il cellulare lì non prende e spostandomi un po’ sono riuscita a chiamare il 118. L’elicottero però non ci trovava e solo grazie a un signore in auto, che li ha guidati, è riuscito ad atterrare sull’argine. Mio marito, quando ha visto lo sciame, è corso in barca e si è coperto, salvandosi. Io invece ero già nelle mani del medico che mi ha fatto delle punture, poi mi ha affidato al suo collega dell’ambulanza perché doveva soccorrere un’ altra persona dalla parte veneta».
Quindi la donna è stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale del Delta ed è rimasta sotto osservazione per cinque ore, poi è ritornata a casa. «Se sono salva - ribadisce - è solamente grazie a questi angeli del 118, al loro tempestivo intervento dell’elisoccorso. Penso solo che, se le vespe mi avessero punto dentro la bocca e non fuori come mi è successo, forse non sarei qui a raccontare di questa giornata finita male». (g.c.)
«Abbiamo ormeggiata la nostra barchina - racconta la donna - a Santa Giulia, vicino a Goro. Siamo andato a pescare alle foci del Po della Gnocca e alle 16.30, siamo ripartiti soddisfatti per tutto quanto ma quando abbiamo finito di ormeggiare, io sono scesa con le borse e sull’argine sono stata punta in faccia. Dopo un po’ mi son detta: “Come fa male questa puntura di zanzara”. Al che mio marito mi ha detto che non poteva essere stata una zanzara e un istante dopo, con il cappello ho scacciato un altro insetto e, forse sbagliando, ho provocato l’aggressione delle vespe. Non le dico quante erano, fatto, mi hanno punto sul naso, sulla bocca, la schiena, sulla spalla e dopo un po’ mi sentivo svenire. Il cellulare lì non prende e spostandomi un po’ sono riuscita a chiamare il 118. L’elicottero però non ci trovava e solo grazie a un signore in auto, che li ha guidati, è riuscito ad atterrare sull’argine. Mio marito, quando ha visto lo sciame, è corso in barca e si è coperto, salvandosi. Io invece ero già nelle mani del medico che mi ha fatto delle punture, poi mi ha affidato al suo collega dell’ambulanza perché doveva soccorrere un’ altra persona dalla parte veneta».
Quindi la donna è stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale del Delta ed è rimasta sotto osservazione per cinque ore, poi è ritornata a casa. «Se sono salva - ribadisce - è solamente grazie a questi angeli del 118, al loro tempestivo intervento dell’elisoccorso. Penso solo che, se le vespe mi avessero punto dentro la bocca e non fuori come mi è successo, forse non sarei qui a raccontare di questa giornata finita male». (g.c.)
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