"Arriva fin là, dove volano gli angeli"
Un corale, straziante addio di tre comunità alla piccola Saphira
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OSTELLATO. Un corale, straziante addio di tre comunità, strette in un solo abbraccio attorno al dolore della famiglia della piccola Saphira Carli.
Nella chiesa di Ostellato gremita, ieri pomeriggio (24 luglio), in tanti, arrivati pure da Campolungo, frazione in cui vivono gli zii della bimba e da Comacchio, paese natale di mamma Irene e papà Pasqualino, hanno assistito ai funerali della giovanissima vittima del tragico incidente stradale il 14 luglio scorso, al rientro dai campi solari estivi.
Bandiere a mezz’asta, serrande dei negozi chiusi per il lutto cittadino, voluto dal sindaco Andrea Marchi, nel primo banco in chiesa, accanto ai genitori e agli amici, hanno testimoniato con forza i sentimenti collettivi di una comunità, profondamente toccata, ma unita. A co-celebrare con l'arcivescovo Gian Carlo Perego le esequie funebri di Saphira, strappata all’affetto dei suoi cari a soli 9 anni di età da un tragico destino, numerosi parroci del territorio, tra i quali Don Ruggero Lucca e Don Piegiorgio Zaghi di Comacchio. Proprio l'arcivescovo ha invocato i fedeli «ad aprire il nostro cuore, testimoniando la presenza di Saphira qui con noi. La comunità di Ostellato è segnata da questa tragica morte - ha aggiunto mons Perego -, che deve diventare segno importante per mettere sempre più al centro i valori della cristianità e dell'amicizia tra famiglie».
La piccola bara bianca era circondata da cuscini e cascate di rose, orchidee, calle bianche e di gerbere rosa, fiori sui quali erano state posate farfalle di seta, come a voler far spiccare all'anima di Saphira il volo più alto, là dove volano gli angeli. Tra i palloncini bianchi tenuti dapprima in chiesa dai ragazzi del Grest, i centri solari estivi della parrocchia, e liberati poi sul sagrato della chiesa, traspariva a chiare lettere la dedica «Ciao, Piccolo Angelo». Mamma Irene durante le esequie ha tenuto la testa appoggiata sulla spalla di papà Pasqualino, che le accarezzava le mani amorevolmente, ma anche Sara e Cristian, rispettivamente sorella e fratello maggiori di Saphira hanno manifestato tutte le loro premure verso i genitori, gli amici ed i parenti, che avvicinandosi, per un abbraccio, non riuscivano a trattenere le lacrime.
Don Luciano Domeneghetti, il parroco di Ostellato, ha dato lettura in chiesa di quello che ha definito “il testamento spirituale di Saphira”, scritto proprio dalla bimba, poco tempo prima dell'incidente. «Le parole umane purtroppo in questo momento non riescono a darci consolazione - ha rammentato don Luciano - o forse solo in parte. L'unica parola di fede, verità e speranza ce la dona il Signore Gesù, vivo e risorto, che nel Vangelo di oggi ci dice di fidarci di lui, proprio come ha fatto Saphira con la sua testimonianza di fede su un foglio scritto qualche settimana fa». Un applauso interminabile ha accompagnato il feretro all’esterno.
Katia Romagnoli
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